Il Custode Di Siena Che Curò Un Bambino Con Un Cavallo-tantan - Chainityai

Il Custode Di Siena Che Curò Un Bambino Con Un Cavallo-tantan

A Siena, il signor Mauro apriva la scuderia sempre prima che la città fosse del tutto sveglia.

Non lo faceva per dovere scritto su un contratto, perché a 86 anni i contratti sembrano già appartenere alla vita degli altri.

Lo faceva perché i cavalli lo aspettavano.

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Le chiavi gli tintinnavano in tasca mentre camminava piano, con le scarpe pulite nonostante la polvere del cortile e una sciarpa leggera stretta al collo quando l’aria del mattino pungeva.

In cucina, prima di uscire, lasciava spesso la moka sul fornello e beveva il caffè senza sedersi davvero.

Era un’abitudine più che un piacere, un piccolo rito per ricordarsi che un’altra giornata stava cominciando.

La scuderia non era più quella di un tempo.

I cavalli che Mauro accudiva non correvano più.

Alcuni avevano le gambe rigide.

Altri abbassavano la testa come anziani che hanno imparato a non chiedere troppo.

Un tempo, forse, qualcuno li aveva guardati con orgoglio.

Un tempo, forse, il loro nome veniva pronunciato con entusiasmo.

Adesso erano rimasti lì, lontani dagli applausi, con le coperte sui dorsi e il respiro lento nelle mattine fredde.

Mauro li conosceva uno per uno.

Sapeva quale beveva meno quando cambiava il tempo.

Sapeva quale si agitava se una porta sbatteva.

Sapeva quale cercava il contatto con il muso e quale invece aveva bisogno di essere lasciato in pace.

Quando entrava nei box non alzava mai la voce.

Diceva poche parole, quasi sempre le stesse.

“Eccomi.”

“Piano.”

“Bravo.”

I cavalli non avevano bisogno di discorsi lunghi.

Forse nemmeno lui.

La verità era che Mauro si sentiva simile a loro più di quanto avrebbe ammesso davanti a qualcuno.

Anche lui era stato utile.

Anche lui era stato forte.

Anche lui aveva avuto giorni in cui la gente lo cercava, gli chiedeva consiglio, gli affidava cose importanti.

Poi il corpo aveva cominciato a rallentare.

Le mani erano diventate meno sicure.

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