L’Infermiera Vide Le Pillole Nascoste E Chiese Di Parlare Con Anita-tantan - Chainityai

L’Infermiera Vide Le Pillole Nascoste E Chiese Di Parlare Con Anita-tantan

A Roma, Anita aveva otto anni e conosceva già l’odore dei corridoi d’ospedale meglio di quello della sua aula.

Sapeva distinguere il rumore delle ruote del carrello dei farmaci da quello del carrello della biancheria.

Sapeva quando un medico entrava con una domanda vera e quando entrava solo per ripetere una visita già fatta.

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Sapeva anche quando sua madre stava per piangere.

Succedeva sempre nello stesso modo.

Prima un respiro più corto.

Poi una mano sul petto.

Poi il fazzoletto tirato fuori dalla borsa, già piegato in quattro, già pronto per essere visto.

“Ho solo questa povera figlia,” diceva la madre ai medici.

La sua voce tremava al punto giusto.

“Se perdo lei, non mi resta più niente.”

Chi ascoltava abbassava subito il tono.

Qualcuno le offriva una sedia.

Qualcuno le portava un bicchiere d’acqua.

Qualcuno guardava Anita con una tenerezza piena di pena, come se quella bambina fosse una piccola candela esposta al vento.

Anita, invece, restava zitta.

Non chiedeva il telefono.

Non chiedeva giochi.

Non chiedeva perché gli altri bambini tornavano a casa e lei no.

Guardava la finestra.

Guardava l’orologio.

Guardava il braccialetto al polso, dove il suo nome sembrava più importante della sua voce.

Ogni ricovero cominciava con sintomi strani.

Debolezza.

Nausea.

Giramenti.

Stanchezza improvvisa.

A volte tremori leggeri che comparivano quando sembrava finalmente pronta per rientrare a scuola.

La madre descriveva tutto con precisione.

Diceva a che ora Anita aveva mangiato.

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