A Prato, I Bottoni Di Una Nonna Diventarono Un Nuovo Inizio-tantan - Chainityai

A Prato, I Bottoni Di Una Nonna Diventarono Un Nuovo Inizio-tantan

A Prato, Nonna Elsa aveva settantotto anni e un’abitudine che molti consideravano strana.

Quando un laboratorio di confezioni chiudeva, lei non passava davanti abbassando lo sguardo solo per tristezza.

Si fermava.

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Aspettava che il rumore dell’ultima saracinesca smettesse di vibrare nell’aria.

Poi guardava il pavimento.

Cercava i bottoni caduti.

Li trovava sotto i tavoli, vicino alle gambe delle sedie, tra i fili tagliati e i pezzetti di stoffa che nessuno aveva più voglia di raccogliere.

Alcuni erano piccoli e bianchi, quasi invisibili nella polvere.

Altri erano scuri, pesanti, da cappotto.

Altri ancora avevano quella lucidità finta e dignitosa dei vestiti eleganti portati troppe volte.

Elsa li prendeva con calma, uno a uno.

Non si chinava facilmente, perché le ginocchia le facevano male, ma non lasciava mai un bottone se poteva raggiungerlo.

Per lei non era spazzatura.

Era qualcosa che aveva resistito.

La gente che la vedeva fare quel gesto sorrideva con imbarazzo.

Qualcuno, al bar, glielo chiedeva apertamente.

“Elsa, ma che te ne fai di tutti quei bottoni?”

Lei teneva l’espresso tra le dita, aspettando sempre qualche secondo prima di rispondere.

Aveva imparato che certe risposte, se dette troppo in fretta, sembrano piccole.

“Un bottone manca solo quando serve,” diceva.

E poi beveva.

Non aggiungeva altro.

A Prato, in certi giorni, il rumore delle macchine da cucire sembrava ancora uscire dai muri anche quando le porte erano chiuse.

Il lavoro della stoffa lascia odori, gesti e silenzi che non spariscono subito.

Elsa lo sapeva bene.

Per anni aveva lavorato in mezzo a rotoli di tessuto, aghi, forbici, pacchi da preparare e mani sempre in movimento.

Non era diventata ricca.

Non aveva avuto un nome su un’insegna.

Ma aveva avuto una routine, un posto, un saluto al mattino, un motivo per lucidarsi le scarpe anche quando pioveva.

Poi un giorno il laboratorio dove lavorava era fallito.

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