La Nonna Di Bologna Che Riaccese La Vita Con Le Sue Spezie-tantan - Chainityai

La Nonna Di Bologna Che Riaccese La Vita Con Le Sue Spezie-tantan

A Bologna, la mattina non arrivava mai tutta insieme.

Prima c’era il rumore metallico di una serranda che si alzava.

Poi l’odore del caffè che usciva da un bar ancora mezzo addormentato.

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Poi i passi delle persone dirette al mercato, con le borse piegate sotto il braccio e la fretta composta di chi voleva sembrare in ordine anche quando la vita pesava.

Nonna Giada conosceva quel ritmo da più di quarant’anni.

A settantasette anni non aveva più il banco di spezie che un tempo la faceva riconoscere da mezzo quartiere.

Non aveva più le cassette disposte in fila, i sacchetti di carta, la piccola bilancia, le mani dei clienti che si avvicinavano ai barattoli per chiedere consiglio.

Le era rimasto un armadietto di legno.

Stava nella sua cucina, contro una parete chiara, vicino a una mensola dove teneva la moka, due tazzine da espresso e una cornice con una fotografia vecchia.

Nella foto, suo marito sorrideva seduto a tavola.

Giada non la spolverava mai di fretta.

Passava il panno piano, come se quel gesto fosse una conversazione.

L’armadietto conteneva barattoli piccoli e grandi, alcuni perfetti, altri consumati, altri con etichette ormai quasi bianche.

Anice.

Cannella.

Basilico secco.

Scorza d’arancia.

Semi di finocchio.

Pepe dolce.

Erano soltanto spezie, per chi non sapeva guardare.

Per Giada erano stagioni, pranzi, mani giovani, mani anziane, domeniche in cui il sugo sobbolliva e suo marito entrava in cucina fingendo di dover cercare qualcosa.

“Lo sento già,” diceva sempre, prima ancora di sedersi.

Quella frase le era rimasta addosso.

Non come un ricordo tenero, almeno non sempre.

A volte era una lama piccola.

Perché dopo la sua morte Giada aveva continuato a cucinare, ma ogni piatto sembrava troppo grande.

La tavola aveva preso una forma sbagliata.

Una sedia era rimasta lì, inutilmente composta, e il silenzio faceva più rumore del mercato.

La domenica era il giorno peggiore.

Preparava il pane, sistemava il tovagliolo, versava l’acqua, poi si accorgeva di aver preso due piatti.

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