Il Vecchio Del Mercato Del Pesce Che Salvava Il Mare Dagli Sprechi-tantan - Chainityai

Il Vecchio Del Mercato Del Pesce Che Salvava Il Mare Dagli Sprechi-tantan

A Genova, nel mercato del pesce, il freddo non era soltanto una temperatura.

Era una presenza.

Entrava sotto le unghie, si fermava nelle ossa, faceva diventare rigide le dita anche quando fuori l’aria del porto sapeva già di sale e mattino.

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Il Signor Lupo lo conosceva bene.

A 79 anni lavorava ancora nella cella frigorifera, con una giacca pesante che non bastava mai e un grembiule che portava addosso l’odore del mare anche dopo essere stato lavato.

Le sue mani erano la prima cosa che si notava, se qualcuno si prendeva il tempo di guardarle.

Non erano mani da fotografia.

Erano mani spaccate dal gelo, segnate da tagli sottili, arrossate sulle nocche, lente quando dovevano chiudere un nodo e fortissime quando dovevano sollevare una cassa.

Nel mercato, però, quasi nessuno guardava davvero.

La mattina tutti correvano.

I venditori sistemavano il banco.

I clienti cercavano il pesce più bello, quello da portare a casa con un certo orgoglio, quello che faceva fare bella figura quando la famiglia si sedeva a tavola.

Qualcuno passava dopo un espresso bevuto in fretta al bancone.

Qualcuno entrava con la sciarpa ancora stretta al collo e le scarpe pulite, guardava le cassette, faceva domande, trattava sul prezzo, poi usciva con il proprio sacchetto e la certezza di aver scelto bene.

Il Signor Lupo rimaneva sullo sfondo.

Apriva la cella.

Chiudeva la cella.

Controllava i documenti di consegna.

Segnava gli orari sul registro.

A volte qualcuno lo salutava con un cenno, come si saluta un mobile sempre nello stesso posto.

Lui rispondeva con educazione, mai con lamento.

Aveva imparato a stare zitto molti anni prima.

Non perché non avesse niente da dire, ma perché nella vita certe persone capiscono presto che il proprio dolore occupa spazio solo se qualcuno è disposto a fermarsi.

E per lui non si fermava quasi nessuno.

Non aveva una famiglia che lo aspettasse a casa.

Non aveva figli che gli telefonassero la domenica.

Non aveva una moglie che gli dicesse di coprirsi meglio prima del turno di notte.

La sua casa era piccola, ordinata, quasi silenziosa.

Vicino alla porta teneva un mazzo di chiavi consumate, una sciarpa scura piegata con cura e due paia di scarpe vecchie ma sempre pulite.

Non possedeva molto, ma custodiva ciò che aveva come se la dignità fosse fatta anche di queste cose.

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