A Bologna, Nina Entrò In Libreria E La Libraia Capì L’Orrore-tantan - Chainityai

A Bologna, Nina Entrò In Libreria E La Libraia Capì L’Orrore-tantan

Nina aveva otto anni quando spinse la porta della libreria con una forza che non sembrava appartenere a una bambina.

La campanella sopra l’ingresso suonò appena, un tintinnio leggero, quasi gentile.

Lei invece entrò come se dietro di sé avesse lasciato aperto un incendio.

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Aveva il cappotto storto, una manica scivolata sulla mano, i capelli attaccati alla fronte e il fiato rotto.

Non guardò il banco.

Non disse buongiorno.

Non chiese se poteva restare.

Attraversò la libreria di Bologna con gli occhi bassi, sfiorò un tavolino di novità, urtò una pila di libri per bambini e si infilò dietro lo scaffale delle fiabe.

La libraia la vide sparire tra le copertine colorate e rimase immobile con una ricevuta in mano.

Sul bancone c’era una tazzina di espresso ormai fredda.

Accanto alla cassa, una vecchia foto incorniciata mostrava la libreria com’era stata anni prima, con lo stesso pavimento, gli stessi scaffali di legno, la stessa luce chiara del pomeriggio.

La libraia era abituata ai bambini che entravano correndo.

Alcuni cercavano un libro.

Altri cercavano un regalo.

Altri ancora entravano solo perché fuori pioveva o perché i genitori si erano fermati a parlare davanti alla vetrina.

Ma Nina non aveva l’aria di una bambina curiosa.

Aveva l’aria di qualcuno che aveva scelto l’unico rifugio disponibile.

Nella libreria c’erano due clienti.

Una signora con una sciarpa beige guardava i romanzi sistemati vicino all’ingresso, scegliendo con quella lentezza educata di chi non vuole disturbare.

Un uomo anziano, con il cappotto abbottonato e le scarpe ben lucidate, sfogliava un libro di cucina vicino al reparto casa.

Nessuno dei due sembrava aver capito subito.

La libraia, invece, aveva notato una cosa.

Nina tremava senza fare rumore.

E quando un bambino ha paura ma non piange, spesso è perché ha già imparato che piangere peggiora tutto.

La donna abbassò gli occhi sulla ricevuta, come se stesse continuando il suo lavoro.

Con la coda dell’occhio, però, cercò il riflesso della bambina nel vetro della vetrina.

La vide accovacciata dietro lo scaffale delle fiabe.

Le ginocchia strette.

Le spalle sollevate.

Una mano chiusa al petto.

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