A Napoli Il Piccolo Paolo Fu Salvato Dalla Sua Squadra-tantan - Chainityai

A Napoli Il Piccolo Paolo Fu Salvato Dalla Sua Squadra-tantan

A Napoli, Paolo aveva nove anni e un talento che tutti notavano prima ancora di sapere il suo cognome.

Il pallone gli restava vicino al piede come se fosse legato da un filo invisibile.

Sapeva cambiare direzione in mezzo a due bambini più alti di lui.

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Sapeva alzare la testa un attimo prima del passaggio.

Sapeva aspettare il movimento del compagno, poi infilare la palla nello spazio giusto.

Sul campetto del quartiere, dove la rete era consumata in più punti e la polvere si attaccava alle ginocchia, i genitori avevano imparato a riconoscerlo subito.

“Guarda Paolo,” dicevano piano, come se stessero vedendo qualcosa che meritava rispetto.

Ma Paolo non sembrava mai felice di essere guardato.

Quando gli altri bambini ridevano, lui controllava la linea laterale.

Quando l’allenatore batteva le mani, lui cercava un volto dietro la rete metallica.

Quando segnava, non correva verso la squadra.

Si voltava verso suo padre.

L’uomo stava sempre nello stesso punto, appena fuori dal campo, con le braccia incrociate e il mento alto.

Non applaudiva quasi mai.

Non sorrideva quasi mai.

Indossava spesso scarpe pulite, pantaloni ordinati, una camicia anche quando faceva caldo, come se la sua immagine davanti agli altri fosse più importante dell’aria che respirava.

A Napoli la gente sa riconoscere una facciata curata.

Sa anche riconoscere quando dietro quella facciata c’è qualcosa che non torna.

All’inizio, però, nessuno voleva immischiarsi.

Succede spesso così.

Un padre severo viene scambiato per un padre esigente.

Un bambino troppo educato viene chiamato maturo.

Una paura troppo grande viene confusa con timidezza.

Paolo arrivava al campo sempre prima degli altri.

Posava lo zaino vicino alla panchina.

Sistemava gli scarpini con cura.

Aiutava l’allenatore a raccogliere i cinesini.

Salutava gli adulti con un filo di voce.

Poi entrava in campo e diventava un altro.

O almeno sembrava.

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