Il Vecchio Di Napoli Che Accese Un Cinema Con Le Ombre-tantan - Chainityai

Il Vecchio Di Napoli Che Accese Un Cinema Con Le Ombre-tantan

A Napoli, il buio non arrivava mai da solo.

Entrava prima nei fili elettrici, poi nei pianerottoli, poi nelle stanze dove le famiglie cercavano di finire la cena con quello che c’era.

Quando saltava la corrente, il vicolo cambiava voce.

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I passi sembravano più forti.

Le porte sembravano più dure.

Le discussioni dietro i muri sembravano più vicine.

I bambini lo capivano subito, anche se nessuno glielo spiegava.

Capivano quando era meglio non chiedere niente.

Capivano quando la fame, la stanchezza e la vergogna facevano parlare gli adulti con una voce diversa.

Il signor Mimmo abitava in una stanza piccola, con un tavolo di legno, qualche vecchia foto, una moka sul fornello e una torcia graffiata che sembrava più vecchia di molti bambini del quartiere.

Aveva 82 anni.

Non aveva molto altro.

Non aveva soldi per comprare giocattoli.

Non aveva una televisione grande.

Non aveva caramelle da distribuire come fanno certi nonni quando vogliono farsi amare in fretta.

Però aveva un modo preciso di sistemarsi la camicia, anche nelle sere peggiori.

Aveva scarpe consumate, ma sempre pulite.

Aveva quella dignità silenziosa di chi non vuole far pesare la povertà a nessuno, nemmeno a se stesso.

Quando i bambini bussavano, lui apriva piano.

“Permesso, signor Mimmo?” dicevano dal corridoio.

Lui li guardava con la faccia severa, ma negli occhi gli passava una luce che non dipendeva dalla corrente.

“Ancora qui?” borbottava.

Poi lasciava entrare tutti.

I bambini si sedevano dove potevano.

Uno sul pavimento.

Uno contro il muro.

Una bambina sulla sedia più bassa.

Un altro vicino alla porta, sempre pronto a scappare se da casa sua arrivava un richiamo.

Mimmo chiudeva la porta senza fare rumore.

Poi prendeva la vecchia torcia.

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