Dopo Il Funerale A Catania, La Zia Prese Le Buste E Tradì Tutti-tantan - Chainityai

Dopo Il Funerale A Catania, La Zia Prese Le Buste E Tradì Tutti-tantan

La zia arrivò al funerale con il foulard stretto bene al collo e le scarpe lucide, come se anche il dolore dovesse presentarsi in ordine davanti ai parenti.

A Catania, quel giorno, il caldo sembrava trattenuto dentro i muri e il profumo dell’espresso del bar vicino era rimasto addosso a chi era passato prima di andare a salutare il nonno.

Non era stato un uomo famoso, non aveva lasciato grandi discorsi, non aveva bisogno di monumenti.

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Aveva lasciato mani callose, fotografie ingiallite, chiavi di casa consumate, e quel modo antico di dire poco quando amava molto.

Dopo il funerale, la famiglia rientrò in casa come si rientra dopo una tempesta che non ha rotto i vetri ma ha spostato tutto dentro.

Sul tavolo lungo c’erano bicchieri piccoli, tovaglioli piegati male, un piatto con qualche cornetto rimasto intatto e la moka fredda sul fornello.

Nessuno aveva davvero fame.

Qualcuno diceva “devi mangiare qualcosa” solo perché in certe famiglie il dolore passa prima dai piatti e solo dopo dalle parole.

Accanto alle vecchie foto del nonno, si accumulavano le buste delle condoglianze.

Erano buste semplici, alcune bianche, alcune color crema, alcune con il nome scritto piano, come se perfino la penna avesse avuto rispetto.

Dentro non c’era soltanto denaro.

C’era un gesto.

C’era il vicino che aveva conosciuto il nonno da quarant’anni.

C’era la signora che gli aveva sempre salutato dalla finestra.

C’era il parente che non veniva spesso ma quel giorno aveva attraversato mezza città per esserci.

C’era chi metteva poco perché poteva poco, e chi metteva di più perché sapeva che le spese di un funerale possono piegare una famiglia proprio quando è già piegata.

La zia si mosse tra le sedie con una sicurezza che nessuno le aveva dato, ma che lei indossava come una giacca buona.

Ringraziava, annuiva, prendeva nota con gli occhi.

Ogni volta che qualcuno lasciava una busta, lei la sistemava in un punto preciso del tavolo, lontana dai bicchieri e dalle mani distratte.

Il nipote più giovane la osservava in silenzio.

Non sospettava ancora tutto.

Sentiva solo qualcosa di sbagliato.

Era il modo in cui lei guardava le buste, non come si guarda un gesto per una persona morta, ma come si guarda una cosa da controllare prima che altri la tocchino.

Quando gli ultimi parenti andarono via, la casa sembrò diventare più grande e più vuota.

Le sedie scricchiolarono mentre qualcuno le rimetteva a posto.

Una cugina piegò una tovaglia macchiata di caffè.

Un uomo della famiglia rimase davanti alla foto del nonno con il pollice sul bordo della cornice, come se non riuscisse a staccarsi.

Fu allora che la zia prese una scatola.

Non chiese.

Non propose.

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