La Bambina Di Palermo Che Trasformò Le Bucce D’Arancia In Una Richiesta D’Aiuto-tantan - Chainityai

La Bambina Di Palermo Che Trasformò Le Bucce D’Arancia In Una Richiesta D’Aiuto-tantan

La Bambina Che Raccoglieva Bucce D’Arancia A Palermo

Al mercato di Palermo, quando il mattino era ancora tenero e l’odore del caffè usciva dal bar come una promessa, Rosa arrivava con il passo di chi aveva già imparato a non farsi notare.

Aveva sei anni.

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Il cappottino le cadeva addosso senza proteggerla davvero, e le maniche erano consumate sui polsi, proprio dove le mani restavano sempre strette, chiuse, educate alla paura.

Non correva verso i banchi colorati.

Non indicava le arance lucide.

Non chiedeva un assaggio, come facevano altri bambini quando passavano con le madri e ricevevano uno spicchio solo per sorridere.

Rosa aspettava.

Aspettava che una buccia cadesse.

Il fruttivendolo la vide per la prima volta in un giorno qualsiasi, uno di quei giorni in cui il mercato sembrava ripetere se stesso: cassette trascinate, prezzi chiamati a voce alta, mani che scelgono la frutta, monete che tintinnano sul banco, il forno poco distante che lasciava nell’aria un odore caldo di pane.

La bambina si chinò vicino alla pedana di legno.

Raccolse una buccia d’arancia.

La guardò per un istante, come se fosse qualcosa di più di uno scarto, poi la mise nella tasca del cappotto.

Il fruttivendolo pensò che fosse un gioco.

Molte cose, viste da lontano, sembrano giochi quando riguardano i bambini poveri.

Il giorno dopo, Rosa tornò.

Stesso cappotto.

Stesso silenzio.

Stessa attesa.

Una signora assaggiò un’arancia, sorrise, disse che era dolce, e lasciò la buccia sul bordo del banco.

Rosa non si mosse finché la donna non si allontanò.

Poi prese quella buccia con cura e la nascose nella tasca.

Il fruttivendolo, mentre pesava due chili di frutta, osservò il gesto e sentì una piccola inquietudine salire, lenta.

Perché Rosa non cercava cibo.

Cercava soltanto l’odore del cibo.

Qualche mattina dopo, la matrigna comparve accanto al banco.

Era vestita in modo ordinato, con un foulard sistemato bene e scarpe pulite, troppo lucide per il fango sottile tra le cassette.

Teneva il mento alto, come fanno certe persone quando vogliono che il mondo veda solo la facciata.

Rosa stava due passi dietro di lei.

Non accanto.

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