A Roma, Il Bambino Che Non Osava Sedersi Davanti Alla Psicologa-tantan - Chainityai

A Roma, Il Bambino Che Non Osava Sedersi Davanti Alla Psicologa-tantan

Il bambino che non osava sedersi sulla sedia nello studio medico arrivò alle 16:30, in uno studio tranquillo di Roma, con le scarpe pulite e lo sguardo basso.

La psicologa lo notò prima ancora che qualcuno parlasse.

Non perché facesse rumore.

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Proprio perché non ne faceva.

Luca aveva otto anni e stava in piedi vicino al muro, come se il muro fosse l’unico posto sicuro della stanza.

Davanti a lui c’era una sedia piccola, pensata per i bambini, con lo schienale basso e le gambe robuste.

Era vuota.

Lui non la guardava mai troppo a lungo.

Fuori dalla finestra si sentiva il traffico leggero del pomeriggio, un motorino che passava, una voce al telefono, il tintinnio lontano di tazzine da un bar vicino.

Dentro, sul tavolo della dottoressa, c’erano una cartellina, una penna, un modulo con il nome del bambino e l’orario dell’appuntamento.

La madre di Luca si sedette subito, stringendo la borsa sulle ginocchia.

Il patrigno rimase in piedi per qualche secondo, poi prese posto con naturalezza, come se ogni sedia nella stanza gli spettasse.

Solo Luca restò dov’era.

La psicologa gli sorrise appena.

“Ciao, Luca. Puoi sederti dove preferisci.”

Il bambino non rispose.

Le sue dita si mossero appena contro il tessuto dei pantaloni.

Il patrigno rise piano.

“Gli piace stare in piedi,” disse. “Anche a casa fa così.”

La frase uscì leggera, quasi scherzosa, ma la psicologa sentì subito che non era leggera affatto.

La madre abbassò gli occhi.

Luca non si mosse.

In molti bambini, il silenzio è una difesa temporanea.

In Luca sembrava una casa intera costruita intorno alla paura.

La dottoressa non insistette.

Gli adulti spesso credono che la verità arrivi quando si fanno domande forti.

Con i bambini, a volte, arriva quando finalmente qualcuno smette di spingerli.

La psicologa aprì la cartellina e guardò il modulo.

“Va bene,” disse. “Puoi anche restare in piedi per ora.”

Il patrigno annuì, soddisfatto.

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