La Bambina Cieca Che Vendeva Fiori Finti Sul Ponte Di Firenze-tantan - Chainityai

La Bambina Cieca Che Vendeva Fiori Finti Sul Ponte Di Firenze-tantan

La bambina non vedente costretta a vendere fiori finti a Firenze non piangeva quasi mai davanti agli sconosciuti.

Aveva imparato che il pianto faceva fermare le persone solo all’inizio.

Dopo, le faceva allontanare più in fretta, con lo sguardo basso e la fretta pulita di chi non vuole sentirsi responsabile.

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Chiara aveva otto anni e sedeva ogni pomeriggio vicino al ponte, con un mazzo di fiori finti stretto tra le dita e un cartello appoggiato alle ginocchia.

Il cartone era piegato agli angoli.

La scritta era grande, nera, fatta con un pennarello spesso.

“Non vedo, per favore aiutatemi.”

Chiara non sapeva leggerla.

Non sapeva nemmeno come fossero fatte quelle parole.

Sapeva solo che la zia le metteva il cartello in grembo, le sistemava i fiori nella mano destra e le diceva di tenere il mento alto.

“Così ti vedono meglio.”

Il sole del pomeriggio scaldava la pietra sotto di lei.

Dai bar vicini arrivavano odore di espresso, zucchero, cornetti rimasti in vetrina e il rumore secco delle tazzine posate sul bancone.

La gente passava con borse leggere, occhiali da sole, camicie stirate, scarpe pulite.

Molti rallentavano.

Alcuni leggevano il cartello.

Qualcuno sospirava.

Qualcuno lasciava una moneta nel bicchiere di plastica.

Ogni volta Chiara diceva grazie.

Lo diceva bene, con quella voce educata che gli adulti chiamavano brava, anche quando nessuno si chiedeva chi le avesse insegnato a essere così brava nel non chiedere troppo.

A pochi metri da lei, sua zia stava in piedi come una donna qualsiasi.

Portava una sciarpa leggera al collo, anche se non faceva freddo, e occhiali scuri che le coprivano mezzo viso.

Non si sedeva mai accanto a Chiara.

Non la chiamava mai nipote quando c’erano troppe persone vicine.

Sembrava una passante che aspettava qualcuno.

In realtà aspettava le monete.

Quando il bicchiere suonava abbastanza pieno, si avvicinava con calma, piegava appena le ginocchia, fingeva di sistemare i fiori e svuotava il denaro in una tasca interna della borsa.

Poi tornava al suo posto.

Chiara riconosceva il suo profumo prima ancora della voce.

Un profumo dolce, troppo forte, che le arrivava addosso come un avvertimento.

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