La Bambina Che Restituiva Sempre I Colori Nuovi Della Classe-tantan - Chainityai

La Bambina Che Restituiva Sempre I Colori Nuovi Della Classe-tantan

A Milano, durante l’ora di arte, Nina aveva sette anni e una cura quasi adulta nel toccare le cose che non le appartenevano.

Non era una bambina rumorosa.

Non era di quelle che alzano la mano prima ancora che la domanda sia finita, né di quelle che litigano per il posto vicino alla finestra.

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Stava composta, con le spalle un po’ chiuse, i capelli sistemati in fretta e lo sguardo sempre attento a non disturbare.

La maestra d’arte lo notò in una mattina di luce limpida, quando l’aula profumava di carta, colla e merenda appena finita.

Sui banchi c’erano fogli bianchi, astucci aperti, forbici con le punte arrotondate e una scatola grande di pastelli nuovi, comprata per il laboratorio.

I bambini la accolsero come si accoglie un piccolo tesoro.

Le mani partirono subito verso il rosso, il blu, il verde.

Qualcuno chiese il viola prima ancora di sapere che cosa avrebbe disegnato.

Nina aspettò.

Quando la maestra mise davanti a lei tre colori, la bambina li guardò a lungo.

Poi prese il rosso con due dita, come se fosse di vetro.

Tracciò una linea minuscola sul foglio, appena l’angolo di un sole, e lo rimise nella scatola comune.

La punta era rivolta verso l’interno, allineata alle altre.

La maestra sorrise.

“Puoi tenerlo sul banco finché lavori, Nina.”

La bambina scosse il capo.

“Non è mio.”

La frase sembrò solo gentilezza.

In una scuola piena di bambini che dimenticavano giacche, gomme e quaderni, una piccola alunna che restituiva un pastello poteva sembrare educata.

La maestra non insistette.

Passò al banco successivo, aiutò un bambino a non colorare tutto il cielo di nero, spiegò a un’altra che la colla non andava messa sul palmo della mano.

Ma nei giorni seguenti la scena si ripeté.

Ogni volta uguale.

Nina riceveva un colore, lo usava pochissimo, poi lo riportava al suo posto.

Se un pennarello era nuovo, lo apriva con cautela e richiudeva subito il tappo.

Se una matita aveva ancora il legno perfetto, la teneva solo per qualche secondo.

Se un compagno le diceva “tieni, usalo tu”, lei rispondeva sempre con la stessa frase.

“Non è mio.”

La maestra cominciò a osservare meglio.

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