La Bambina Davanti Al Negozio Di Animali Che Ha Scosso Milano-tantan - Chainityai

La Bambina Davanti Al Negozio Di Animali Che Ha Scosso Milano-tantan

Ogni pomeriggio, a Milano, Emma si fermava davanti allo stesso negozio di animali.

Aveva sette anni e una cartella che sembrava più grande di lei.

Non entrava mai.

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Restava sul marciapiede, con le mani sulle cinghie dello zaino, e guardava un cucciolo chiuso in una gabbietta vicino alla vetrina.

Il negozio non era grande, ma era luminoso.

Sul bancone c’era spesso una tazzina di espresso lasciata a metà dal proprietario, e dietro il vetro si vedevano scaffali ordinati, sacchi di mangime, guinzagli appesi e una piccola campanella sopra la porta.

Fuori passavano persone con il pane del forno, studenti con le cuffie, impiegati con le scarpe lucide, signore con sciarpe ben sistemate anche solo per fare due commissioni.

Emma sembrava sempre appartenere a un altro ritmo.

Il mondo si muoveva.

Lei aspettava.

Il cucciolo, piccolo e chiaro, non faceva nulla di speciale.

A volte dormiva con il muso sulle zampe.

A volte si alzava quando la vedeva arrivare.

A volte le appoggiava una zampina contro il vetro, e in quei momenti Emma tratteneva il respiro come se qualcuno le avesse appena risposto senza usare parole.

Il proprietario la notò il terzo giorno.

All’inizio pensò che fosse una bambina come tante, incantata da un animale che non poteva avere.

Succedeva spesso.

I bambini si fermavano, indicavano, tiravano la manica ai genitori, promettevano di dare da mangiare al cane, di portarlo fuori, di essere bravissimi.

Emma non faceva niente di tutto questo.

Non indicava quasi mai.

Non chiedeva.

Non sorrideva nel modo pieno e disordinato dei bambini che sognano un regalo.

Guardava.

E quel guardare era così fermo da sembrare una preghiera trattenuta.

Il proprietario provò una volta ad aprire la porta e dirle: “Vuoi entrare un minuto?”

Emma fece un passo indietro.

Non come una bambina timida davanti a uno sconosciuto.

Come una bambina che aveva imparato che ogni desiderio presentato al mondo poteva diventare una colpa.

Scosse la testa appena.

Poi guardò oltre la spalla, verso l’angolo della strada.

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