Il Bambino Di Rialto E Il Pesce Di Legno Che Nascose La Verità-tantan - Chainityai

Il Bambino Di Rialto E Il Pesce Di Legno Che Nascose La Verità-tantan

Prima che Venezia diventasse rumore, passi e vetrine aperte, il mercato del pesce di Rialto respirava piano.

C’era l’odore salato dell’acqua sulle pietre, il freddo che saliva dal pavimento e si infilava sotto i pantaloni, e quel silenzio strano che precede le giornate lunghe.

Il vecchio pescivendolo arrivava sempre prima degli altri.

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Non perché avesse fretta, ma perché la vecchiaia gli aveva tolto il sonno e gli aveva lasciato l’abitudine.

Portava le chiavi della cassa nella tasca interna della giacca, una sciarpa scura al collo e scarpe pulite, anche se sapeva che dopo mezz’ora sarebbero state macchiate d’acqua e sale.

Passava davanti al bar, prendeva un espresso al banco e lo beveva in due sorsi, senza zucchero.

Poi attraversava il tratto ancora mezzo vuoto del mercato, salutava con un cenno chi stava già scaricando cassette e alzava la saracinesca del suo banco.

Quella mattina, alle 5:12, si fermò prima ancora di infilare la chiave.

Aveva sentito un rumore.

Non il rumore dei gabbiani, non quello delle cassette trascinate, non l’acqua battuta con il getto per pulire il marmo.

Era un fruscio piccolo, secco, come cartone sfregato contro cartone.

Il vecchio rimase immobile.

Dietro il banco, dove la sera prima erano stati lasciati alcuni imballaggi vuoti, c’era una scatola grande schiacciata su un lato.

La scatola si mosse.

Lui non disse niente.

Fece solo un passo avanti, poi un altro, e vide due dita sottili spingere il bordo verso l’alto.

Da lì uscì un bambino.

Aveva forse otto anni, il viso pallido, i capelli arruffati dall’umidità e una giacca troppo leggera per l’aria di maggio che, vicino all’acqua, sembrava sempre più fredda di quanto promettesse il calendario.

Appena vide il vecchio, il bambino sollevò le mani.

Non come fanno i bambini quando vogliono giocare.

Come fanno le persone che hanno già imparato a difendersi.

“Dormo solo un pochino qui,” disse con una voce quasi senza fiato.

Poi aggiunse in fretta: “Non chiami mia madre.”

Il pescivendolo non rispose subito.

Guardò la scatola, poi il bambino, poi il punto in cui il piccolo doveva aver tenuto la testa durante la notte.

Il cartone era umido.

Accanto c’era uno scontrino bagnato, incollato al pavimento, e alcune briciole secche vicino al bidone.

“Come ti chiami?” chiese.

“Milo.”

“Quanti anni hai?”

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