A Napoli, Anita Non Poteva Usare Nemmeno Un Asciugamano Pulito-tantan - Chainityai

A Napoli, Anita Non Poteva Usare Nemmeno Un Asciugamano Pulito-tantan

La Bambina A Cui Era Vietato Usare Un Asciugamano Pulito A Napoli

Anita aveva sei anni e ogni mattina arrivava a scuola con i capelli bagnati.

Non bagnati come quelli di una bambina che ha corso sotto la pioggia o che ha giocato troppo vicino a una fontanella.

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Erano bagnati alla radice, freddi, pettinati male con le dita, come se qualcuno avesse avuto fretta di chiudere la porta dietro di lei prima ancora che il suo corpo fosse pronto per uscire.

La sua maglietta era sempre troppo leggera.

Le spalle restavano piccole sotto il tessuto sottile, le braccia cercavano calore dentro maniche che non bastavano, e quando entrava in aula stringeva lo zaino al petto come se dentro ci fosse qualcosa da proteggere.

Fu una mattina qualunque, a Napoli, una di quelle in cui dalle finestre arrivava l’odore del caffè fatto con la moka e dal bar all’angolo uscivano voci già sveglie, tazzine battute sul banco, cornetti messi nelle vetrine.

Fu proprio in una mattina così normale che la maestra capì che qualcosa non tornava.

Anita non faceva capricci.

Non chiedeva di stare vicino al termosifone.

Non diceva mai di avere freddo.

Ma il suo corpo lo diceva per lei.

Le dita si muovevano lentamente quando prendeva la matita.

La bocca diventava chiara.

I capelli le lasciavano un alone umido sul colletto.

La maestra, all’inizio, pensò a una disattenzione familiare, a una mattina complicata, a un bagno fatto di corsa.

Succede, si disse.

I bambini escono senza sciarpa, dimenticano il cappotto, litigano con l’asciugacapelli, fanno tardi.

Ma poi successe ancora.

E ancora.

Sul quaderno delle comunicazioni non c’era nessuna spiegazione.

Nello zaino non c’era un cambio asciutto.

Anita non aveva un asciugamano piccolo, una spazzola, una bustina personale, nulla che raccontasse una cura quotidiana pensata per lei.

Un martedì, la maestra la accompagnò nell’infermeria scolastica.

La bambina camminava accanto a lei senza protestare, con quel passo leggero di chi è abituato a non occupare troppo spazio.

L’infermiera scolastica la vide entrare e si alzò subito.

Non disse “ancora”.

Non disse “perché sei così?”.

Le mise soltanto una mano dietro la schiena, con delicatezza, e le indicò la sedia vicino alla scrivania.

“Vieni qui, Anita. Sediamoci un attimo.”

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