La Bambina Rom Che Chiedeva Scusa Anche Al Banco Di Scuola-tantan - Chainityai

La Bambina Rom Che Chiedeva Scusa Anche Al Banco Di Scuola-tantan

La Bambina Rom Costretta A Chiedere Scusa Per Essere “Nata Povera”

Alina aveva sette anni e aveva già imparato una cosa che nessun bambino dovrebbe imparare: entrare in una stanza come se dovesse farsi perdonare.

Ogni mattina, nella periferia di Roma, arrivava davanti alla porta della classe con lo zaino stretto al petto.

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Non correva come gli altri.

Non urlava il nome di un compagno.

Non chiedeva se quel giorno ci sarebbe stato disegno, ginnastica o una lettura nuova.

Si fermava sulla soglia, abbassava gli occhi e diceva piano: “Scusate.”

La prima volta, la maestra pensò che fosse solo timidezza.

Era lunedì, erano da poco passate le otto, e la scuola aveva ancora quell’odore misto di termosifoni accesi, carta, merende chiuse negli zaini e caffè bevuto in fretta dagli adulti prima di accompagnare i figli.

Fuori, al bar dell’angolo, qualcuno usciva con un cornetto in mano e il rumore delle tazzine arrivava fin quasi al cancello.

Dentro l’aula, invece, c’era il solito disordine buono dell’inizio giornata.

Giacche appese male.

Matite cercate sotto i banchi.

Bambini che parlavano tutti insieme.

Alina entrò per ultima.

“Scusate,” disse.

La maestra guardò l’orologio.

8:06.

Non era nemmeno davvero in ritardo.

Le sorrise e le fece cenno di andare al posto.

Alina attraversò l’aula con passi piccoli, come se ogni suola potesse lasciare una prova contro di lei.

Il giorno dopo accadde di nuovo.

Stesso zaino stretto.

Stessi occhi bassi.

Stessa parola.

“Scusate.”

La maestra alzò appena la testa dal registro.

Voleva chiederle perché, ma l’aula era piena di rumore e le giornate scolastiche, a volte, divorano anche le domande più importanti.

Il terzo giorno, però, non poté più fingere che fosse una coincidenza.

Alina entrò, si fermò, chiese scusa.

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