Lo Zaino Di Fabio Nel Cassonetto E La Frase Che Gelò Palermo-tantan - Chainityai

Lo Zaino Di Fabio Nel Cassonetto E La Frase Che Gelò Palermo-tantan

Un netturbino trovò uno zaino quasi nuovo nel cassonetto.

Dentro c’era un quaderno di Fabio con scritto: “Voglio andare a scuola.”

A Palermo, quella mattina, la strada si stava svegliando con la lentezza ruvida dei giorni qualunque.

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Le saracinesche salivano una dopo l’altra.

Dal bar all’angolo usciva odore di espresso, tazzine calde e cornetti appena sistemati sul banco.

Le persone passavano senza guardare troppo i cassonetti, come succede quando una cosa fa parte del paesaggio e nessuno vuole davvero domandarsi cosa contenga.

Il netturbino, invece, doveva guardarci dentro.

Era il suo lavoro.

Non un lavoro che fa rumore sui giornali, non uno di quelli davanti ai quali la gente si ferma a ringraziare ogni mattina.

Eppure era un lavoro che vedeva tutto ciò che gli altri lasciavano indietro.

Sacchi chiusi male.

Cartoni bagnati.

Bottiglie vuote.

Avanzi di cena.

Oggetti rotti.

Lettere strappate.

Piccole vergogne domestiche buttate via prima che il quartiere le vedesse.

Quel giorno, però, tra i rifiuti, c’era qualcosa che non somigliava a niente di tutto questo.

Uno zaino.

Blu scuro.

Quasi nuovo.

Non era uno zaino abbandonato da mesi, sbiadito dal sole o distrutto dalla pioggia.

Aveva ancora la forma piena, le cuciture ferme, la cerniera lucida sotto uno strato sottile di polvere.

Era stato infilato nel cassonetto come una cosa da far sparire in fretta.

Il netturbino si fermò.

Non fece subito il gesto automatico di sollevarlo e buttarlo nel mucchio.

Certe cose, anche prima di aprirle, sembrano chiederti di rallentare.

Lo prese con attenzione, evitando il bordo sporco, e lo appoggiò su una parte asciutta.

Il rumore della cerniera fu pulito, quasi offensivo in mezzo al puzzo dei sacchi.

Dentro c’erano quaderni.

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