A Como, La Bambina Che Aspettò Tutto Il Giorno Sul Molo-tantan - Chainityai

A Como, La Bambina Che Aspettò Tutto Il Giorno Sul Molo-tantan

Bianca arrivò al molo dei traghetti di Como quando il mattino aveva ancora il colore pallido delle cose non dette.

Il lago respirava freddo contro le pietre, e dal bar vicino usciva l’odore di espresso appena fatto, mescolato a quello dolce dei cornetti scaldati troppo in fretta.

Aveva sette anni, un sacchetto di stoffa stretto contro il petto e una fiducia ordinata, quasi dolorosa, negli adulti.

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La donna che l’aveva accompagnata non le teneva la mano.

Camminava un passo avanti, con gli occhiali scuri, la borsa stretta al gomito e quella cura dell’apparenza che da lontano poteva sembrare eleganza.

Da vicino, invece, era distanza.

Bianca cercò una volta le sue dita, ma la donna fece finta di non accorgersene.

Si fermarono davanti alla panchina più vicina alla biglietteria, dove passavano famiglie, pendolari, anziani con il giornale piegato e persone che controllavano l’orario delle partenze.

La donna si chinò verso di lei senza inginocchiarsi davvero.

“Siediti qui finché tuo padre non si ricorda di te.”

Bianca la guardò come si guarda una frase troppo grande per la propria età.

“Papà torna qui?”

“Quando si ricorda, sì.”

Non ci fu carezza.

Non ci fu bacio sulla fronte.

Non ci fu nemmeno quel gesto meccanico, quasi sociale, con cui si sistema la sciarpa a un bambino prima di lasciarlo sotto gli occhi degli altri.

La donna indicò la panchina, aspettò che Bianca si sedesse e poi si allontanò verso la strada.

La bambina rimase composta, con il sacchetto sulle ginocchia.

All’inizio nessuno la notò davvero.

In un posto pubblico, una bambina ferma sembra sempre appartenere a qualcuno appena fuori campo.

A una madre che compra i biglietti.

A un padre al telefono.

A una nonna dentro il bar.

A una famiglia che sta per tornare indietro e chiamarla per nome.

Il dipendente del molo la vide alle 9:20, mentre controllava il flusso dei passeggeri vicino all’imbarco.

Gli parve tranquilla.

Troppo tranquilla, forse, ma non ancora abbastanza da diventare un allarme.

Bianca teneva gli occhi fissi sui traghetti.

Quando uno arrivava, seguiva le persone che scendevano con un’attenzione assoluta.

Osservava le scarpe, le mani, le giacche, i volti.

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