Le 50 Buste Di Nonna Bianca Che Gelarono Tutta La Famiglia A Roma-tantan - Chainityai

Le 50 Buste Di Nonna Bianca Che Gelarono Tutta La Famiglia A Roma-tantan

A Roma, quando Nonna Bianca morì a 92 anni, la casa non si riempì subito di pianto.

Si riempì prima di passi prudenti, di cappotti appoggiati con attenzione, di sguardi che scivolavano sulle pareti e tornavano sempre agli stessi oggetti.

Le fotografie di famiglia.

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La credenza chiusa.

Il mazzo di chiavi vicino all’ingresso.

La moka sul fornello, fredda da giorni.

Il foulard beige che lei portava anche solo per scendere a comprare il pane al forno.

Ogni cosa sembrava aspettarla, ma lei non sarebbe più tornata.

Era stata una donna minuta, Nonna Bianca, una di quelle persone che negli ultimi anni diventano silenziose non perché non abbiano nulla da dire, ma perché capiscono che nessuno ha più tempo di ascoltare.

Aveva compiuto 92 anni senza fare festa grande.

Aveva ricevuto qualche telefonata breve, un mazzo di fiori consegnato in ritardo, due messaggi pieni di cuori e promesse, e una visita durata meno di un caffè.

Poi la vita di tutti era ripartita.

La sua, invece, era rimasta dentro quell’appartamento romano, tra le tazze piccole, i mobili di legno, le foto dei bambini diventati adulti e gli adulti diventati occupati.

Quando arrivò il giorno della lettura delle sue volontà, la famiglia si presentò compatta.

Compatta, almeno fuori.

I figli entrarono per primi, con le facce tese e i vestiti scuri.

Poi arrivarono i nipoti, alcuni con il telefono già in mano, altri con l’aria offesa di chi teme di essere stato dimenticato.

Poi i cugini, le nuore, i generi, le persone che da mesi non passavano a trovarla ma che conoscevano benissimo il valore della casa, dei vecchi mobili, delle possibili carte nascoste nei cassetti.

Nessuno lo diceva apertamente.

In una famiglia, certe parole si tengono sotto la lingua per non rovinare la Bella Figura.

Si dice “poverina”.

Si dice “che vita lunga”.

Si dice “almeno non ha sofferto troppo”.

Ma intanto gli occhi misurano la stanza.

Una nipote accarezzò il bordo del tavolo come se fosse già suo.

Un figlio chiese dove fossero stati messi i documenti.

Un altro domandò se fosse rimasto qualcosa in banca, ma lo fece con un tono così basso da sembrare quasi un atto di delicatezza.

Sul tavolo lungo, coperto da una tovaglia chiara, c’erano una penna, un registro e una scatola piatta.

L’uomo incaricato della lettura la posò al centro e chiese a tutti di sedersi.

La richiesta bastò a far cambiare il clima.

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