Vendette L’Orologio Del Padre Morente, Ma Dimenticò L’Incisione-tantan - Chainityai

Vendette L’Orologio Del Padre Morente, Ma Dimenticò L’Incisione-tantan

Roberto era ancora vivo quando suo figlio gli tolse l’orologio dal polso.

Non lo fece con violenza.

Fu peggio.

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Lo fece con dolcezza finta, con quella delicatezza studiata che serve a non far rumore mentre si compie una cosa imperdonabile.

La stanza d’ospedale era tranquilla, illuminata da una luce chiara che entrava dalla finestra e cadeva sulle lenzuola bianche.

Sul comodino c’era un bicchierino di plastica con un caffè ormai freddo.

Roberto lo aveva chiesto poco prima, più per abitudine che per voglia.

Per tutta la vita aveva iniziato le giornate con il rumore della moka, con il vapore che saliva in cucina e l’odore del caffè che riempiva la casa prima ancora delle parole.

Adesso non riusciva quasi più a tenere gli occhi aperti.

Il respiro gli usciva lento.

Ogni tanto muoveva le dita sul lenzuolo come se cercasse qualcosa che gli mancava già.

Quando vide entrare suo figlio, provò a sorridere.

Non era un sorriso grande.

Era il sorriso stanco di un padre che, anche quando sta male, vuole far credere al figlio di essere ancora forte.

«Sei venuto,» disse Roberto.

Il figlio annuì.

Aveva il giubbotto ancora chiuso, i capelli sistemati in fretta, lo sguardo troppo sveglio per essere quello di un uomo preoccupato.

Si avvicinò al letto e per qualche secondo restò in piedi senza dire nulla.

Non chiese al padre come stesse.

Non gli toccò la fronte.

Non gli aggiustò il cuscino.

Guardò il polso.

L’orologio era lì, come sempre.

Roberto lo portava da anni.

Non era un oggetto appariscente.

Aveva una cassa un po’ consumata, il vetro segnato da un graffio sottile e il cinturino ammorbidito dal tempo.

Chiunque lo avrebbe guardato e avrebbe pensato a un vecchio orologio.

Per Roberto, invece, era un pezzo della sua vita.

Lo aveva indossato al lavoro.

Lo aveva indossato alle cene di famiglia.

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