A Palermo L’Anziano Scrisse I Nomi Sul Muro E Svelò Tutto-tantan - Chainityai

A Palermo L’Anziano Scrisse I Nomi Sul Muro E Svelò Tutto-tantan

A Palermo, il signor Nino, 89 anni, scriveva ogni giorno un nome sul muro della sua camera.

Non lo faceva di notte, come avevano poi raccontato alcuni parenti.

Non lo faceva in preda alla confusione, né borbottando frasi senza senso davanti allo specchio.

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Lo faceva al mattino, dopo aver lavato la tazzina dell’espresso, dopo aver rimesso la moka sul fornello spento, dopo aver lisciato con il palmo della mano il copriletto come se aspettasse una visita importante.

La sua camera era piccola, ma ordinata con una cura quasi ostinata.

Sul comodino c’erano gli occhiali, una penna blu, un quaderno con la copertina consumata e una fotografia di famiglia in cui tutti sorridevano come se nessuno avesse mai dimenticato nessuno.

La finestra dava su un cortile dove le voci arrivavano attutite, tra panni stesi, sedie spostate e il rumore di passi sulle scale.

Nino riconosceva quei passi.

Aveva passato una vita a riconoscere i passi delle persone amate.

Quelli dei figli quando entravano senza bussare.

Quelli dei nipoti quando correvano verso la cucina per cercare qualcosa da mangiare.

Quelli dei parenti che arrivavano la domenica, portando parole, richieste, promesse e qualche volta il profumo del pane appena preso al forno.

Ora, però, i passi passavano oltre la sua porta.

La casa restava quieta.

La moka si raffreddava.

Il secondo piattino, quello che lui metteva ancora sul tavolo per abitudine, rimaneva pulito.

Alle 10:15, quando capiva che anche quella mattina nessuno avrebbe suonato, Nino prendeva la penna.

Si alzava piano.

Appoggiava una mano al muro per tenersi in equilibrio.

E scriveva un nome.

Una data.

A volte una cifra.

All’inizio era solo una riga accanto all’armadio.

Poi le righe diventarono due, poi cinque, poi una piccola colonna che scendeva verso il battiscopa con una precisione che non sembrava affatto il gesto di un uomo perduto.

Sembrava il lavoro di qualcuno che voleva lasciare traccia.

La prima a notarlo fu una vicina che gli portava ogni tanto un pezzo di pane caldo o gli chiedeva se avesse bisogno di qualcosa dal fruttivendolo.

Entrava sempre dicendo “Permesso” dalla porta socchiusa, con quella delicatezza che non ferisce l’orgoglio di chi non vuole ammettere di essere rimasto solo.

Quel giorno trovò Nino davanti al muro.

Lui non si voltò subito.

Aveva la penna tra le dita e il respiro corto, ma la mano era ferma abbastanza da finire la riga.

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