A Verona, La Mano Sinistra Di Beatrice Diventa Una Condanna-tantan - Chainityai

A Verona, La Mano Sinistra Di Beatrice Diventa Una Condanna-tantan

A Verona, nessuno nella casa di Beatrice chiamava quella paura con il suo vero nome.

Era più comodo dire che la bambina era capricciosa.

Era più comodo dire che si distraeva.

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Era più comodo dire che faceva scenate per nulla.

Ma la verità era molto più semplice e molto più crudele: Beatrice aveva sei anni e ogni volta che prendeva una matita con la mano sinistra si sentiva come se stesse facendo qualcosa di sporco.

La mattina cominciava sempre nello stesso modo.

C’era il rumore dell’acqua sul fondo della moka.

C’era il profumo del caffè che saliva lento.

C’era il tavolo della cucina con i fogli ordinati, il quaderno pronto, il grembiule piegato sulla sedia.

E c’era la nonna, seduta composta, convinta che un bambino si possa raddrizzare come si raddrizza una tazza messa storta.

Beatrice si avvicinava piano.

Non faceva rumore.

Aveva imparato a muoversi così, con quel rispetto prudente che i bambini assorbono quando capiscono che in casa non tutto si può dire.

Poi arrivava il momento del quaderno.

Il momento della matita.

Il momento in cui le dita della bambina cercavano da sole la sinistra.

Allora la nonna interveniva.

Non sempre con rabbia.

Spesso con una voce bassa, quasi gentile, che faceva ancora più male.

No, così no.

Con la destra.

Dai, usa la destra.

Non fare la strana.

E Beatrice abbassava gli occhi.

Obbediva.

Provava.

Si sforzava così tanto da sentire male al polso.

Ma il gesto non diventava naturale.

La linea veniva dura.

Le lettere venivano deformate.

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