La Collana Di Pasta Che Nascondeva Il Segreto Di Rosa-tantan - Chainityai

La Collana Di Pasta Che Nascondeva Il Segreto Di Rosa-tantan

A Napoli, Rosa aveva sei anni e portava ogni giorno una collana fatta di piccoli tubi di pasta secca.

Chi la vedeva per la prima volta sorrideva con tenerezza, perché sembrava uno di quei lavoretti fragili che i bambini fanno con ciò che trovano in casa.

Ma Rosa non sorrideva mai quando qualcuno le chiedeva della collana.

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Abbassava gli occhi, stringeva le mani davanti al vestito e aspettava che sua madre parlasse al posto suo.

«L’ha fatta lei», diceva la madre, con una voce sempre uguale, sempre morbida, sempre pronta a commuovere. «Siamo poveri, poverissimi. La mia bambina si consola così.»

La frase usciva così bene che sembrava provata davanti allo specchio.

E forse lo era davvero.

Ogni mattina, prima che la strada si riempisse del rumore dei passi e delle tazzine al bar, la madre prendeva quella collana da un gancio vicino alla porta.

Non prendeva prima la colazione.

Non chiedeva a Rosa se avesse dormito.

Non guardava se il vestitino fosse troppo leggero o se le calze fossero scese sulle caviglie.

Le metteva al collo la pasta.

Poi le sistemava i capelli con due colpi rapidi di spazzola e le diceva di non toccarsi il viso, perché doveva sembrare pulita ma triste.

Rosa aveva imparato a stare ferma.

Aveva imparato che il filo della collana non andava tirato, anche quando le graffiava la pelle.

Aveva imparato che non doveva chiedere un pezzo di pane davanti agli altri.

Aveva imparato che, quando la madre le stringeva la spalla, significava che doveva abbassare la testa.

Fuori, Napoli si svegliava con odore di caffè e pane caldo.

Qualcuno faceva colazione con un espresso al banco.

Qualcuno usciva dal forno con il sacchetto stretto al petto.

Qualcuno salutava con un cenno, guardando la bambina un secondo più del necessario.

La madre sapeva aspettare proprio quel secondo.

Era lì che entrava con la sua storia.

«Non chiedo per me», diceva. «Chiedo per lei.»

Rosa sentiva quelle parole e guardava le scarpe delle persone.

Scarpe lucidate, sandali ordinati, passi veloci, passi lenti, piedi che si fermavano davanti a lei.

A volte una donna si chinava e le chiedeva quanti anni avesse.

Rosa rispondeva piano.

«Sei.»

Allora la donna guardava la collana e si metteva una mano al petto.

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