Ogni Mercoledì Spariva Per Fare Maglia, Poi Entrò Un Ragazzo-tantan - Chainityai

Ogni Mercoledì Spariva Per Fare Maglia, Poi Entrò Un Ragazzo-tantan

Mio marito diceva che buttavo via i mercoledì, finché un ragazzo sconosciuto entrò con quella sciarpa storta.

Mi chiamo Teresa, ho 64 anni, e per quasi tutta la vita ho lavorato in una piccola biblioteca comunale vicino a Bologna.

Non era una biblioteca grande, di quelle che fanno impressione quando entri.

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Era piccola, con i tavoli consumati, gli scaffali che conoscevo a memoria, il silenzio pieno di respiri e le finestre che al mattino prendevano una luce morbida.

Per anni la gente veniva da me per cercare un libro, un consiglio, un posto tranquillo dove sedersi.

C’erano bambini che mi chiedevano sempre gli stessi volumi illustrati.

C’erano studenti che facevano finta di studiare e invece aspettavano un messaggio.

C’erano uomini anziani che leggevano il giornale come se fosse un rito e signore che entravano solo per parlare cinque minuti, anche quando dicevano di essere passate per un romanzo.

Io conoscevo i loro nomi.

E loro conoscevano il mio.

Poi sono andata in pensione.

All’inizio mi sembrò quasi un regalo.

Niente sveglia presto.

Niente scaffali da sistemare.

Niente tessere smarrite, libri in ritardo, bambini da richiamare con un sorriso perché in biblioteca, sì, si cammina piano.

Mi alzavo, preparavo la moka, aprivo la finestra, guardavo la strada sotto casa e pensavo che finalmente avrei avuto tempo.

Tempo per stirare con calma.

Tempo per fare una passeggiata senza guardare l’orologio.

Tempo per sedermi al bar, bere un espresso in piedi al banco e ascoltare il rumore delle tazzine.

Ma il tempo, quando nessuno te lo chiede più, può diventare una stanza troppo grande.

Dopo qualche mese ho sentito un vuoto strano.

Non era noia.

Era peggio.

Era la sensazione che nessuno avesse più bisogno di me.

Mio marito Gianni mi diceva spesso di godermela.

“Teresa, hai lavorato abbastanza,” ripeteva, con il giornale aperto e gli occhiali bassi sul naso.

Io annuivo.

Ma dentro mi chiedevo cosa volesse dire davvero godersi una vita in cui nessuno ti chiama più per nome.

Una mattina di mercoledì mi svegliai prima della sveglia che non avevo più messo.

La casa era pulita.

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