A 34 Anni È Caduto In Casa E Ha Sentito Il Cuore Tradirlo-tantan - Chainityai

A 34 Anni È Caduto In Casa E Ha Sentito Il Cuore Tradirlo-tantan

A 34 anni pensavo di avere ancora una vita intera davanti.

Poi sono caduto tra il divano e il tavolino.

Mi chiamo Andrea, ho 34 anni, e fino a quella sera credevo che il mio corpo fosse una cosa scontata, come le chiavi lasciate sempre sul mobile dell’ingresso o la moka che borbotta al mattino prima ancora di capire che giorno sia.

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Vivevo a Bologna, in un bilocale al secondo piano di una palazzina senza ascensore.

Niente di speciale.

Un ingresso stretto, le scale consumate al centro, le cassette della posta che si aprivano male, una vicina che salutava sempre con la stessa voce bassa, come se avesse paura di disturbare anche quando diceva solo buongiorno.

La mia vita era fatta di cose piccole, ripetute, quasi invisibili.

Un caffè preso in piedi al bar, un cornetto lasciato a metà perché ero in ritardo, il telefono che vibrava troppo spesso, il computer acceso anche quando la sera avrebbe dovuto essere già finita.

Non mi consideravo infelice.

Mi consideravo occupato.

Che è un modo più elegante per dire che non mi ascoltavo mai.

Quella sera ero sul divano con addosso una felpa vecchia, le scarpe tolte male vicino al tappeto, un piatto di pasta avanzata scaldato in fretta e una serie qualsiasi accesa davanti a me.

Una di quelle serie che non segui davvero, ma lasci andare perché riempie la stanza e ti fa credere di non essere del tutto solo.

Fuori si sentivano passi sulle scale, una porta che si chiudeva, il rumore metallico di un mazzo di chiavi.

Dentro casa mia c’era quell’odore tiepido di sugo riscaldato e di sera ferma.

Avevo appena riso per una battuta stupida.

Poi il petto è diventato pesante.

Non fu un dolore chiaro, di quelli che puoi indicare con un dito.

Fu un peso largo, ostinato, piantato al centro dello sterno.

Come se qualcuno mi avesse appoggiato una pietra addosso e avesse deciso che io dovevo restare lì, sotto, senza protestare.

All’inizio mi sono irritato più che spaventato.

Pensai allo stomaco.

Troppo caffè.

Troppa fretta.

Troppi pensieri.

Forse ansia, quella parola comoda che usiamo quando non vogliamo ammettere che qualcosa ci sta chiedendo attenzione.

A 34 anni pensi a tutto, tranne al cuore.

Il cuore, a quell’età, è una cosa da canzoni, messaggi non inviati, corse per prendere l’autobus, rabbia per una mail arrivata fuori orario, battiti accelerati prima di vedere una persona che ti piace.

Non è una cosa da ospedale.

Non è una cosa da monitor.

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