A 83 Anni Salvò Libri Dal Fango E Cambiò Il Futuro Dei Bambini-tantan - Chainityai

A 83 Anni Salvò Libri Dal Fango E Cambiò Il Futuro Dei Bambini-tantan

L’acqua era arrivata a Venezia senza chiedere permesso.

Era entrata dalle porte basse, aveva attraversato corridoi, cucine, stanze piene di oggetti raccolti in una vita intera, e aveva lasciato dietro di sé quell’odore difficile da dimenticare: carta bagnata, legno gonfio, stoffa fredda, paura.

Nonna Beatrice aveva 83 anni e quella mattina non sembrava più vecchia del giorno prima.

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Sembrava più sola.

Nella sua casa, l’acqua aveva toccato tutto ciò che non avrebbe dovuto toccare.

Aveva rovinato scatole di vecchie ricevute, fotografie, quaderni, piccoli ricordi che nessuno avrebbe mai visto come preziosi, tranne lei.

Tra quegli oggetti c’erano anche alcune memorie di suo marito.

Una cornice, alcune carte, una fotografia rimasta per anni vicino alla cucina, abbastanza vicina alla moka perché ogni mattina sembrasse ancora parte della casa.

Beatrice la trovò umida, deformata, con un angolo ormai scuro.

La prese tra due dita e per un momento non disse niente.

Fuori, qualcuno chiamava, qualcuno spostava mobili, qualcuno chiedeva aiuto.

Dentro, lei guardava quel volto rovinato dall’acqua e cercava di non piangere.

Poi sentì una voce di bambino dalla strada.

Non era un pianto forte.

Era quel tipo di domanda che fa più male di un grido.

“E i libri?”

Beatrice alzò la testa.

Il bambino era fermo vicino a una porta, con le scarpe bagnate e i pantaloni macchiati, e guardava verso il punto in cui erano stati ammucchiati diversi libri scolastici usati.

Erano testi raccolti da famiglie che non li usavano più, volumi passati di mano in mano, storie consumate, manuali con sottolineature vecchie, copertine piegate, pagine segnate a penna.

Per qualcuno erano soltanto libri vecchi.

Per quei bambini erano l’inizio dell’anno, il compito da preparare, la possibilità di non restare indietro.

Beatrice mise giù la cornice di suo marito.

Non perché non le importasse.

Proprio perché le importava, e sapeva cosa significa perdere qualcosa che non si può ricomprare.

Si legò meglio il foulard, prese un bastone e uscì.

L’acqua le arrivava alle caviglie.

Ogni passo era lento, instabile, ma deciso.

Una vicina la vide e spalancò gli occhi.

“Beatrice, dove vai? La tua casa è piena d’acqua.”

“La mia casa sa aspettare,” rispose lei.

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