A 9 Anni Tirava Rottami A Torino Mentre Gli Altri Andavano A Scuola-tantan - Chainityai

A 9 Anni Tirava Rottami A Torino Mentre Gli Altri Andavano A Scuola-tantan

Il carretto faceva un rumore metallico ogni volta che una ruota trovava una crepa nel marciapiede.

Pietro lo sentiva nelle braccia prima ancora che nelle orecchie.

Aveva nove anni, ma quando camminava curvo dietro quella maniglia sembrava già uno di quegli uomini che hanno imparato troppo presto a non chiedere nulla.

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Il freddo gli entrava dalle maniche e gli stringeva i polsi.

Le dita erano rosse, gonfie, segnate dalla corda che il patrigno gli faceva usare quando il carretto diventava troppo pesante.

Torino, quel pomeriggio, aveva l’aria lucida dopo l’umidità del mattino.

Dai bar usciva il profumo dell’espresso, e sul bancone qualcuno lasciava ancora briciole di cornetto vicino a una tazzina mezza vuota.

Pietro non guardava il cibo.

Guardava le mani degli altri bambini.

Mani che stringevano quaderni, merende, giacche, zaini con cerniere colorate.

Le sue stringevano ferro.

“Avanti, asinello,” disse il patrigno alle sue spalle.

La voce non era alta, ma bastava.

Era una voce fatta per non sembrare violenta davanti agli adulti e per diventare pesantissima addosso a un bambino.

Pietro tirò.

Sul carretto c’erano pezzi di metallo, scatole schiacciate, un vecchio cavo arrotolato, due piccoli oggetti rotti presi chissà dove e gettati sopra il resto.

Ogni cosa aveva un bordo.

Ogni bordo sembrava voler dire che anche lui, se cadeva, si sarebbe tagliato senza che nessuno si fermasse.

Il patrigno camminava dietro, con le mani nelle tasche e le scarpe troppo pulite per uno che diceva di lavorare insieme al bambino.

Non portava nulla.

Non spingeva nulla.

Indicava soltanto.

Pietro aveva imparato a riconoscere quel dito.

Quando il dito andava a sinistra, lui girava.

Quando il dito indicava un oggetto abbandonato, lui si fermava.

Quando il dito batteva nell’aria, lui doveva fare più in fretta.

Una volta, molto tempo prima, Pietro era stato un bambino che parlava andando a scuola.

Aveva raccontato a una maestra che gli piacevano le matite temperate, perché lasciavano quel profumo di legno piccolo e pulito.

Poi la madre si era stancata di discutere, il patrigno aveva iniziato a decidere, e le mattine erano cambiate.

Prima erano spariti i quaderni.

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