A Bari, Tre Colpi Alla Porta Cambiarono Un Intero Quartiere-tantan - Chainityai

A Bari, Tre Colpi Alla Porta Cambiarono Un Intero Quartiere-tantan

A Bari, ogni mattina, c’era un rumore che nessuno aveva scritto su un regolamento e che, proprio per questo, valeva più di una promessa.

Tre colpi leggeri.

Non erano forti, non erano impazienti, non chiedevano di entrare.

Image

Erano solo tre piccoli tocchi sul legno, dati da una mano anziana che conosceva il peso delle porte chiuse.

Signor Nicola aveva 87 anni e camminava nel quartiere con il passo di chi non ha più fretta, ma non ha nemmeno rinunciato al mondo.

Al mattino usciva presto, quando il bar all’angolo iniziava a riempire le prime tazzine di espresso e dalle cucine saliva l’odore della moka.

Si sistemava la giacca, controllava le chiavi in tasca e cominciava il giro.

Non portava volantini, non vendeva niente, non cercava conversazioni lunghe.

Passava davanti alle porte di chi viveva solo.

Bussava tre volte.

Aspettava una risposta.

E quando da dentro arrivava una voce, anche debole, anche secca, anche mezza addormentata, lui annuiva e andava avanti.

«Sto bene.»

Quella frase era tutto ciò che gli serviva.

Non chiedeva se avevano mangiato, anche se forse lo avrebbe voluto sapere.

Non chiedeva se avevano preso le medicine, perché sapeva che certe domande, se fatte male, diventano umiliazione.

Non chiedeva se si sentivano soli.

La solitudine, a una certa età, non sempre si confessa.

A volte si nasconde dietro una casa pulita, una camicia stirata, una voce educata al telefono, una busta del pane comprata al forno solo per avere una ragione di uscire.

Nicola lo sapeva.

Lo sapeva perché anni prima era stato lui quello dietro una porta chiusa.

Era caduto in casa.

Non in modo spettacolare, non con un rumore capace di attraversare il palazzo, non con una scena che qualcuno avrebbe potuto vedere dalla finestra.

Era caduto semplicemente, come cadono molte persone anziane quando il corpo tradisce in silenzio.

Il telefono era lontano.

Le chiavi erano sul mobile.

La porta era chiusa.

L’orologio continuava a muoversi, ma nessuno, fuori, sapeva che dentro una casa il tempo era diventato paura.

Rimase così per due giorni.

Due giorni possono sembrare pochi quando si raccontano dopo.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *