A Bologna Bloccò Gli Armadi Di Sua Madre, Ma Un Fermo La Tradì-tantan - Chainityai

A Bologna Bloccò Gli Armadi Di Sua Madre, Ma Un Fermo La Tradì-tantan

La figlia cambiò tutte le serrature degli armadi di sua madre con blocchi per bambini.

A Bologna, nonna Delfina capì che qualcosa era cambiato prima ancora di vedere il primo fermo bianco.

Lo capì dal silenzio della casa.

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La moka era sul fornello, già fredda, e la tazzina dell’espresso era rimasta vuota sul tavolo della cucina.

Di solito, a quell’ora, Delfina aveva già aperto le persiane, piegato il canovaccio, sistemato il foulard davanti allo specchio e controllato che le scarpe fossero pulite prima di uscire anche solo per comprare due mele dal fruttivendolo.

Non era vanità.

Era dignità.

A settantuno anni, Delfina continuava a credere che una persona potesse perdere molte cose, ma non il modo in cui entrava nel mondo ogni mattina.

Quel giorno, però, non arrivò neppure alla porta di casa.

Entrò nella sua stanza per prendere una sciarpa più pesante, perché dalla finestra passava un’aria sottile, e mise le dita sul primo cassetto del comò.

Tirò.

Il cassetto non si mosse.

All’inizio pensò al legno vecchio.

Il mobile era lì da anni, solido, scuro, con i bordi consumati nei punti dove le mani della famiglia lo avevano toccato per una vita intera.

In quella casa c’erano oggetti che avevano più memoria di molte persone.

C’erano fotografie in cornici diverse, una chiave antica tenuta in una ciotolina, ricevute piegate dentro buste riutilizzate, scatole di latta con bottoni, fili, piccoli ricordi.

Delfina tirò ancora, questa volta con più forza.

Il cassetto restò chiuso.

Provò allora l’anta dell’armadio.

Anche quella resistette.

Si chinò appena, appoggiando una mano al bordo del letto per non sforzare troppo la schiena, e solo allora vide il piccolo pezzo di plastica bianca attaccato all’interno.

Un blocco per bambini.

Delfina lo fissò senza capire.

Poi si girò verso il comodino.

Un altro blocco.

Verso il mobile basso accanto alla finestra.

Un altro ancora.

Sulla credenza piccola dove teneva medicine, documenti, chiavi di riserva e il cofanetto dei gioielli, ce n’erano due.

Per qualche secondo, il suo viso non mostrò niente.

Poi le dita le si chiusero lentamente sul foulard.

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