A Bologna, Clara Cancellò Il Nome Della Madre Da Ogni Libro-tantan - Chainityai

A Bologna, Clara Cancellò Il Nome Della Madre Da Ogni Libro-tantan

A sette anni, Clara pensava che i libri fossero posti sicuri.

Erano gli unici oggetti della casa che non cambiavano tono quando suo padre entrava in una stanza.

Stavano lì, sugli scaffali del soggiorno, con le copertine consumate, gli angoli morbidi e quella polvere sottile che sua madre chiamava memoria.

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Ma quel pomeriggio, nell’appartamento di Bologna, anche i libri smisero di proteggerla.

La moka era ancora sul fornello, fredda, dimenticata dopo il caffè della mattina.

Sul tavolo di legno, invece, suo padre aveva preparato una pila ordinata di volumi vecchi.

Non era una pila qualunque.

Erano i libri di sua madre.

Clara li riconobbe subito, perché alcuni avevano ancora piccoli segni tra le pagine, pieghe leggere, foglietti secchi, tracce di una mano che aveva amato leggere più che possedere.

C’erano romanzi con la copertina color crema, quaderni rilegati, un volume spesso che la madre apriva solo la sera, quando la casa si faceva silenziosa.

Accanto alla pila c’era una penna nera.

Il padre la prese tra due dita e la mise davanti alla bambina.

«Siediti.»

Clara obbedì.

Aveva sette anni, e a sette anni l’obbedienza può sembrare ancora amore, soprattutto quando la voce di un adulto non lascia spazio ad altro.

Lui si mise dietro di lei, non troppo vicino, ma abbastanza da farle sentire il suo respiro.

Aveva le scarpe lucidate, la camicia ben stirata e quell’aria composta che usava quando usciva di casa per non far capire a nessuno cosa succedeva dentro.

La Bella Figura non era una parola che Clara conosceva bene.

Però conosceva il modo in cui suo padre sistemava il colletto prima di aprire la porta, anche quando in cucina c’era ancora odore di pianto.

Lui prese il primo libro e lo aprì sulla pagina interna.

In alto, con una grafia sottile e ordinata, c’era il nome della madre di Clara.

Clara lo guardò come si guarda una persona da lontano.

Quel nome non era solo un nome.

Era una voce che diceva piano “vieni qui”.

Era una sciarpa dimenticata sulla sedia.

Era il rumore della carta sfogliata prima di dormire.

Era la mano che le sistemava i capelli dietro l’orecchio quando leggeva troppo vicina alla lampada.

Il padre indicò la pagina.

«Cancellalo.»

Clara pensò di aver capito male.

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