A Firenze, La Voce Di Nonna Alba Fece Tacere Una Scuola Intera-tantan - Chainityai

A Firenze, La Voce Di Nonna Alba Fece Tacere Una Scuola Intera-tantan

A Firenze, in una casa dove ogni mattina il profumo della moka sembrava arrivare prima delle parole, Nonna Alba aveva imparato a parlare piano.

Non perché non avesse cose da dire.

A 77 anni, aveva una memoria piena di tavole apparecchiate, fotografie ingiallite, chiavi lasciate sul mobile dell’ingresso e piccoli gesti che per lei contavano più delle frasi solenni.

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Parlava piano perché, negli ultimi tempi, ogni sua parola sembrava chiedere il permesso.

Quel pomeriggio voleva soltanto raccontare al nipote com’era stata da giovane.

Non era una richiesta grande.

Il bambino era seduto vicino al divano, con il quaderno sulle ginocchia e la penna in mano, e guardava la nonna come si guarda qualcuno che sta per aprire una scatola piena di cose delicate.

A scuola gli avevano assegnato un tema.

Doveva scrivere della donna che rispettava di più.

Non gli era servito pensarci.

La donna che rispettava di più non era una figura lontana, non era qualcuno visto in televisione, non era un nome studiato in classe.

Era Nonna Alba, con le mani un po’ tremanti, la sciarpa sempre sistemata bene prima di uscire e quella capacità di fargli sentire che anche una merenda semplice poteva essere una forma d’amore.

Sul tavolino c’erano una vecchia foto, un fazzoletto piegato, le chiavi di casa e una ricevuta del forno rimasta lì dalla mattina.

Il bambino aveva acceso il registratore sul telefono perché voleva conservare le storie della nonna e poi scegliere le parole giuste per il tema.

Non pensava a una prova.

Pensava a un ricordo.

Nonna Alba prese la fotografia con cura, come se il bordo consumato potesse ferirsi sotto le dita.

«Qui ero giovane,» disse, e sorrise appena.

Il bambino si sporse in avanti.

La sua voce tremava un po’, ma dentro quel tremito c’era una tenerezza che lui conosceva bene.

Nonna Alba raccontò di quando in famiglia si aspettava che tutti fossero seduti prima di cominciare a mangiare.

Raccontò della tovaglia buona tirata fuori la domenica, del modo in cui una casa poteva sembrare povera di cose e ricca di attenzione, e di come certe persone mostravano amore lucidando un paio di scarpe o lasciando l’ultima fetta di pane a qualcun altro.

Il bambino scriveva qualche parola e poi si fermava, perché non voleva perdere il suono.

Sul quaderno, in alto, aveva già scritto il titolo: “La donna che rispetto di più”.

Sotto aveva aggiunto una frase che gli sembrava vera.

“Rispetto mia nonna perché quando parla sembra che la casa si ricordi di essere una famiglia.”

Nonna Alba la lesse di traverso e abbassò gli occhi.

Non disse grazie.

Le persone abituate a non pesare sugli altri spesso non sanno nemmeno come ricevere una frase gentile.

Dalla cucina arrivò il rumore secco di una tazzina posata con troppa forza.

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