A Firenze, L’Ultima Arancia Di Un Anziano Cambiò Una Bambina-tantan - Chainityai

A Firenze, L’Ultima Arancia Di Un Anziano Cambiò Una Bambina-tantan

Il signor Riccardo aveva imparato a distinguere il passo di chi si ferma davvero da quello di chi guarda solo per educazione.

A 84 anni, seduto accanto al suo cavalletto in una strada di Firenze, non aveva più bisogno di illudersi a ogni ombra che rallentava davanti ai suoi piccoli quadri.

C’era chi si avvicinava, inclinava la testa, diceva “che belli” e poi spariva con il telefono in mano.

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C’era chi chiedeva il prezzo e faceva una smorfia gentile, come se persino pochi euro fossero troppi per il lavoro di un uomo vecchio.

C’era chi non vedeva né lui né i suoi fogli.

Quel giorno, però, la cosa più pesante non era l’indifferenza.

Era la borsa quasi vuota ai suoi piedi.

Dentro c’erano una scatola di latta con tre pennelli, un fazzoletto pulito, una cartellina di cartone piegata agli angoli e una sola arancia.

Riccardo l’aveva comprata la mattina dal fruttivendolo, contando le monete con la discrezione di chi non vuole far vedere che sta scegliendo tra la frutta e il pane.

L’arancia era piccola, ma aveva la buccia tesa e profumata.

Lui l’aveva tenuta da parte per la sera.

Non una cena vera, certo.

Ma a una certa età si impara a chiamare cena anche qualcosa che basta appena a convincere lo stomaco a tacere.

Era uscito presto, dopo aver lasciato la moka sul fornello finché il caffè aveva borbottato piano nella cucina.

Aveva bevuto metà tazzina in piedi, senza zucchero, guardando la luce entrare dalla finestra come se potesse promettergli una giornata migliore.

Poi aveva sistemato la sciarpa, pulito le scarpe con un panno umido e preso i suoi quadretti.

La Bella Figura, per lui, non era vanità.

Era l’ultima forma di rispetto che poteva offrire al mondo anche quando il mondo non comprava nulla.

Per tutta la mattina aveva dipinto finestre, ombre, linee di tetti e piccoli scorci che i turisti riconoscevano senza davvero conoscere.

Firenze passava davanti a lui con passi rapidi, borse leggere, occhiali da sole e voci in molte lingue.

Ogni tanto qualcuno si fermava al bar vicino per un espresso al banco.

Il suono delle tazzine era netto, quasi allegro.

Riccardo lo sentiva e sorrideva appena, perché quel rumore gli ricordava mattine più piene, quando poteva concedersi anche un cornetto e non solo il profumo.

A mezzogiorno non aveva venduto nulla.

Alle due, ancora nulla.

Alle quattro, il sole aveva cominciato a inclinarsi e i suoi fogli sembravano più belli nella luce bassa, ma nemmeno quella bellezza bastò.

Un uomo prese in mano un acquerello, lo osservò a lungo e disse che sarebbe tornato.

Riccardo annuì.

Sapeva che certe promesse sono un modo educato di andarsene.

Quando il pomeriggio diventò più freddo, le persone iniziarono a camminare con le spalle sollevate e le mani nelle tasche.

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