A Firenze Una Bambina Fu Costretta A Chiamare Papà Lo Sposo-tantan - Chainityai

A Firenze Una Bambina Fu Costretta A Chiamare Papà Lo Sposo-tantan

La bambina aveva otto anni e, quella mattina, nessuno le chiese se voleva indossare il vestito bianco.

Glielo appoggiarono sul letto come una cosa già decisa, stirato alla perfezione, con il fiocco sulla schiena e una piccola cintura lucida che sembrava fatta più per una fotografia che per correre, sedersi, respirare.

Elena lo guardò in silenzio.

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Dalla cucina arrivava il borbottio della moka, poi il profumo forte del caffè si sparse per l’appartamento, mescolandosi a quello dei fiori che sua madre aveva lasciato in un vaso vicino alla porta.

Firenze, fuori, era già sveglia.

Si sentivano passi sul marciapiede, una serranda che saliva, il rumore secco di una tazzina appoggiata al bancone del bar sotto casa.

Sua madre entrò nella stanza senza bussare.

Era già pettinata, truccata, avvolta in una vestaglia chiara sopra l’abito da sposa ancora da chiudere.

“Alzati, amore. Oggi è un giorno importante.”

Elena sfiorò il vestito con due dita.

“È mio?”

La madre sorrise, ma era un sorriso occupato, pieno di cose da controllare.

“Certo che è tuo. Sarai bellissima.”

“Ma sembra un vestito da sposa.”

La madre si fermò solo un attimo.

“È un vestito elegante. Non fare domande strane.”

Elena non rispose.

Aveva imparato che certe domande, in quella casa, non erano davvero domande.

Erano porte chiuse.

Sua madre la aiutò a infilare le maniche, tirò la cerniera con cura, poi le sistemò il fiocco dietro la schiena.

“Stai dritta.”

Elena obbedì.

Il tessuto le pungeva un po’ sotto le braccia e le scarpe nuove, lasciate la sera prima accanto al letto, erano così rigide che le sembrava di avere i piedi dentro due piccole scatole.

Davanti allo specchio dell’ingresso, sua madre prese una spazzola e cominciò a passarla nei capelli della bambina.

Ogni colpo era rapido, preciso, quasi nervoso.

Sul tavolino vicino allo specchio c’erano le chiavi di casa, una busta con documenti piegati, un rossetto color corallo, due forcine e una vecchia fotografia girata a faccia in giù.

Elena la riconobbe lo stesso.

Non serviva vederla.

Era la foto di lei più piccola, seduta sulle ginocchia di suo padre.

Lui rideva, lei aveva una mano appoggiata sulla sua guancia e addosso un maglioncino che ormai non le entrava più.

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