A Genova, Il Quaderno Di Nico Rivelò Una Verità Terribile-tantan - Chainityai

A Genova, Il Quaderno Di Nico Rivelò Una Verità Terribile-tantan

Nico aveva otto anni e viveva in un palazzo di Genova dove tutti conoscevano il rumore delle chiavi, il profumo del caffè al mattino e il passo dei vicini sulle scale.

Non parlava.

Non protestava.

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Non chiamava nessuno quando aveva paura.

Per questo suo zio aveva deciso che sarebbe stato utile.

Ogni mattina lo faceva sedere vicino al portone d’ingresso, su una sedia troppo bassa per sembrare un posto vero e troppo visibile per essere un nascondiglio.

Davanti a lui c’era un quaderno.

Sempre lo stesso.

Lo zio lo apriva con calma, scriveva un orario in alto alla pagina e poi indicava il portone.

Nico sapeva cosa significava.

Doveva osservare.

Doveva segnare.

Doveva ricordare chi entrava e chi usciva.

Quando qualcuno passava, Nico abbassava gli occhi e tracciava un segno.

A volte una linea.

A volte un cerchio.

A volte una piccola X vicino a una porta disegnata.

Chi lo vedeva pensava che stesse scarabocchiando.

Un bambino silenzioso con una matita in mano non fa paura a nessuno.

Anzi, spesso fa tenerezza.

Lo zio lo sapeva bene.

Quando incontrava i vicini, sorrideva.

“Gli piace stare qui,” diceva, sistemandosi la giacca. “Così vede un po’ di movimento.”

Alcuni annuivano.

Altri passavano oltre.

In un condominio si impara presto a non fare troppe domande, soprattutto quando qualcuno presenta tutto come una cosa normale.

Ma niente era normale nel modo in cui Nico stringeva la matita.

Niente era normale nel modo in cui guardava le scale prima di voltare pagina.

Niente era normale nel silenzio che cadeva su di lui ogni volta che lo zio tornava nell’atrio.

Lo zio non lo trattava come un nipote.

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