A Genova Spostano Il Padre Malato Dal Letto Per Gli Ospiti-tantan - Chainityai

A Genova Spostano Il Padre Malato Dal Letto Per Gli Ospiti-tantan

A Genova, il signor Arturo aveva ottantanove anni e una febbre che gli rendeva pesante perfino il rumore della casa.

La mattina era cominciata con il gorgoglio della moka in cucina e con una luce chiara che filtrava dalle persiane della camera matrimoniale.

Arturo non aveva chiesto molto.

Image

Un bicchiere d’acqua vicino.

La coperta tirata fino al petto.

La possibilità di restare nel suo letto finché la testa avesse smesso di girare.

Quel letto non era un mobile qualunque.

Era il letto dove aveva dormito per anni accanto a sua moglie, dove aveva ascoltato le sue ultime preghiere sussurrate, dove adesso teneva sul comodino una fotografia ingiallita, un blister aperto di medicine, un termometro e le vecchie chiavi della casa.

Quelle chiavi avevano un anello consumato, liscio come una moneta passata troppe volte tra le dita.

Arturo le toccava spesso quando aveva paura.

Gli ricordavano che quella casa era ancora sua, almeno nella memoria.

Sua figlia entrò poco dopo, già vestita bene.

Aveva le scarpe lucidate, una maglia senza una piega e il volto teso di chi ha passato la mattina a sistemare ciò che gli altri possono vedere.

Non guardò subito il padre.

Guardò le lenzuola.

Poi il cuscino.

Poi l’armadio socchiuso.

La stanza, ai suoi occhi, non era più il rifugio di un vecchio malato.

Era la camera migliore della casa.

“Papà, devi alzarti,” disse.

Arturo aprì gli occhi lentamente.

La febbre gli faceva vedere il soffitto come se fosse più lontano del solito.

“Adesso?” chiese con una voce così bassa che sembrava uscire da un’altra stanza.

“Sì, adesso.”

Lui provò a spostare un gomito, ma il corpo non rispose come voleva.

La maglia gli era appiccicata alla schiena.

Le ginocchia gli facevano male ancora prima di piegarle.

“Non ce la faccio,” disse. “Mi gira tutto.”

Sua figlia sospirò.

Quel sospiro gli fece capire che non era entrata per chiedere.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *