A Milano Lasciava Pantofole Ai Senzatetto, Poi Tornò Quel Ragazzo-tantan - Chainityai

A Milano Lasciava Pantofole Ai Senzatetto, Poi Tornò Quel Ragazzo-tantan

A Milano, l’inverno non arriva sempre gridando.

A volte entra piano, attraverso i portoni, si posa sul marmo degli ingressi e resta lì, anche quando fuori il cielo comincia a schiarire.

Nonna Rachele lo conosceva bene quel freddo.

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Aveva 79 anni, due ginocchia che le facevano pagare ogni gradino e una casa piccola dove la moka sembrava l’unica voce allegra del mattino.

Quando il caffè saliva, lei si sedeva un momento sulla sedia della cucina, con le mani intorno alla tazzina, e guardava l’ingresso.

Lì teneva le chiavi, una sciarpa di lana, qualche vecchia foto di famiglia e due paia di pantofole.

Non erano belle.

Uno era marrone, sformato sui lati.

L’altro era blu, più morbido, con il tallone già piegato da anni di passi lenti dentro casa.

Per Rachele bastavano.

Non aveva mai avuto l’abitudine di lamentarsi.

Quando una cosa si consumava, la ricuciva.

Quando una suola si apriva, cercava un po’ di colla.

Quando il freddo entrava, si metteva una sciarpa in più e aspettava che la moka finisse di brontolare.

Ma c’era un freddo che non riusciva a sopportare.

Quello che vedeva sui piedi degli altri.

Ogni mattina, dalla finestra o dal portone, vedeva persone senza casa passare vicino al palazzo.

Alcuni camminavano veloci, come se il movimento potesse battere il gelo.

Altri si fermavano sotto i portici, spostando il peso da un piede all’altro.

C’erano scarpe aperte davanti, suole rotte, calze bagnate, dita arrossate che cercavano spazio dove spazio non ce n’era più.

Rachele non guardava per curiosità.

Guardava perché non riusciva a voltarsi dall’altra parte.

Un giorno, mentre rientrava lentamente dal forno con il pane dentro una borsa leggera, vide un uomo seduto vicino a un muro.

Aveva i piedi infilati in scarpe così rovinate che sembravano non appartenere più a nessuno.

La gente passava.

Qualcuno accelerava.

Qualcuno abbassava gli occhi.

Una donna elegante strinse il cappotto e fece un passo più largo, come se il dolore fosse una pozzanghera da evitare.

Rachele arrivò al portone con il fiato corto.

Si appoggiò al muro dell’androne e sentì il freddo risalirle dalla pietra fino alla schiena.

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