A Milano Un Paio Di Guanti Riaccese Una Famiglia Perduta-tantan - Chainityai

A Milano Un Paio Di Guanti Riaccese Una Famiglia Perduta-tantan

A Milano, in un piccolo mercato dove la mattina iniziava con il rumore delle tazzine e il profumo del caffè, Nonna Ornella arrivava sempre prima che la folla diventasse fretta.

Aveva 81 anni e portava con sé una borsa di stoffa, una cassetta leggera e i guanti che lavorava a maglia in casa, seduta vicino alla finestra quando la luce bastava ancora ai suoi occhi.

Non vendeva oggetti qualsiasi.

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Vendeva tempo.

Ogni paio di guanti era fatto di pomeriggi lenti, di fili sciolti e ripresi, di dita che si irrigidivano con il freddo, di pause necessarie quando il tremore diventava troppo evidente.

Lei, però, non lo diceva a nessuno.

A chi si fermava, sorrideva e diceva soltanto che erano caldi.

A chi non si fermava, sorrideva lo stesso.

Quel mercato non era grande, eppure conteneva abbastanza rumore da far sentire una persona invisibile.

C’erano cassette di frutta, sacchetti di carta, voci che chiedevano il prezzo, mani che cercavano monete, anziani che uscivano con passo misurato, persone eleganti che tenevano il telefono in una mano e il cornetto nell’altra.

Ornella sistemava il suo banco in mezzo a tutto questo con una cura che sembrava quasi una forma di resistenza.

Prima stendeva il panno.

Poi divideva i guanti per misura.

Quelli piccoli da una parte, quelli più robusti dall’altra, quelli più morbidi davanti.

Il paio grigio scuro, il più bello, lo teneva al centro.

Lo aveva finito pochi giorni prima, dopo molte sere in cui la lana le era scappata dalle dita e gli occhi le si erano riempiti d’acqua.

Non era pianto.

Era stanchezza.

O almeno così diceva lei.

Quel paio aveva un bordo semplice, pulito, quasi elegante.

Non c’era niente di appariscente.

Era il tipo di cosa che in Italia si nota piano, senza gridare: un lavoro ben fatto, discreto, dignitoso.

Ornella sperava di venderlo.

Non per arricchirsi, perché ormai aveva smesso da tempo di credere a certe parole grandi.

Le serviva per comprare altra lana, qualcosa per casa, magari un po’ di pane buono dal forno e una piccola spesa senza dover contare ogni centesimo davanti alla cassa.

La mattina passò lenta.

Una donna prese un paio di guanti, li provò, disse che erano belli e poi li rimise giù.

Un uomo chiese il prezzo e fece una smorfia, come se il lavoro di giorni fosse un capriccio.

Una ragazza li fotografò ma non comprò nulla.

Ornella ringraziò tutti.

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