A Milano Vendette Gli Occhiali Della Nonna Per Un Rossetto-tantan - Chainityai

A Milano Vendette Gli Occhiali Della Nonna Per Un Rossetto-tantan

A Milano, Nonna Lucia aveva sessantanove anni e una casa così ordinata che ogni oggetto sembrava conoscere il proprio posto meglio delle persone.

La moka stava sempre sul fornello piccolo, con il manico rivolto verso destra.

Le tazze da espresso erano allineate sul ripiano di legno, due bianche e una sbeccata che lei non buttava mai perché era stata di suo marito.

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Sul mobile vicino alla finestra c’erano tre fotografie incorniciate, spolverate ogni mattina con lo stesso panno morbido.

In una, suo marito sorrideva appena, con il cappotto scuro e le scarpe lucidate.

In un’altra, Lucia era più giovane, con una sciarpa chiara annodata al collo e un’espressione che diceva già tutto: una donna abituata a reggere la casa senza far rumore.

Quella mattina, però, la casa non ubbidiva più.

Gli occhiali da lettura erano spariti.

Lucia li cercò prima con calma, come si cerca una cosa spostata per distrazione.

Guardò accanto al giornale piegato, sotto il libretto delle ricette, vicino alla scatola delle medicine e sopra la tovaglietta dove la sera prima aveva appoggiato una bolletta.

Niente.

Poi li cercò con più attenzione.

Aprì il cassetto del mobile, sfiorò le posate, controllò nella tasca del cardigan, sollevò il cuscino della poltrona e passò le dita lungo il bordo del tavolo.

Niente.

Ogni volta che non li trovava, il mondo davanti a lei diventava più piccolo.

La scritta sulla scatola del tè si scioglieva in una macchia.

Il numero della bolletta tremava come se qualcuno lo avesse scritto nell’acqua.

Le pagine del libro lasciato aperto sul comodino erano solo righe grigie, mute, senza più voce.

Lucia non era una donna che chiedeva aiuto facilmente.

Aveva imparato a non disturbare, a non pesare, a non diventare una di quelle nonne di cui i giovani parlano a bassa voce dicendo che ripetono sempre le stesse cose.

Così continuò a cercare.

A un certo punto si fermò davanti alle fotografie e appoggiò una mano al mobile.

“Dove li ho messi?” sussurrò, più a se stessa che alla casa.

Nessuno rispose.

Dalla strada arrivavano rumori normali: un motorino lontano, una serranda che si alzava, due voci sotto il palazzo, il tintinnio delle tazzine dal bar all’angolo.

Milano fuori correva.

Lucia dentro rallentava.

Verso metà mattina, sentì la porta aprirsi.

La nipote entrò senza togliere subito gli occhi dal telefono.

Era giovane, curata, con i capelli sistemati e le unghie lucide.

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