A Napoli Bloccano L’Ascensore A Un Anziano, Poi Il Registro Rivela Il Colpevole-tantan - Chainityai

A Napoli Bloccano L’Ascensore A Un Anziano, Poi Il Registro Rivela Il Colpevole-tantan

A 77 anni, il signor Rinaldo aveva imparato a non chiedere troppo alla vita.

Gli bastava alzarsi presto, preparare la moka, aprire la finestra sul rumore del palazzo che si svegliava e scendere quando le ginocchia glielo permettevano.

Viveva a Napoli, in un condominio dove ogni mattina aveva lo stesso ritmo: porte che sbattevano piano, passi sulle scale, qualcuno che salutava dal pianerottolo, l’odore del caffè che usciva dalle cucine prima ancora che il sole scaldasse bene i muri.

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Rinaldo era un uomo ordinato.

Non usciva mai spettinato.

Anche per comprare due rosette al forno o per fermarsi dal fruttivendolo, si sistemava la camicia, controllava le scarpe, prendeva la tessera dell’ascensore e chiudeva la porta con calma.

Diceva sempre che un uomo può perdere velocità, può perdere forza, può perdere persone care, ma non deve perdere la propria dignità.

Per questo, quando l’ascensore smise di riconoscere la sua tessera, la prima cosa che provò non fu rabbia.

Fu vergogna.

Quel martedì mattina, Rinaldo uscì dal suo appartamento con una busta di tela piegata sotto il braccio.

Aveva intenzione di comprare il pane, passare a prendere un po’ di frutta e poi tornare prima che il palazzo diventasse troppo rumoroso.

Appoggiò la tessera al lettore dell’ascensore.

Il lettore fece un bip secco.

Rosso.

Rinaldo aggrottò la fronte.

Pulì la tessera con il bordo della manica, come se la plastica avesse preso polvere.

Provò di nuovo.

Bip rosso.

La cabina non si mosse.

Dietro le porte chiuse, l’ascensore sembrava lì, vicino, ma irraggiungibile.

Rinaldo aspettò qualche secondo.

Premette il pulsante.

Niente.

Allora tornò in casa, prese gli occhiali, guardò meglio la tessera, poi uscì di nuovo.

Bip rosso.

Quella mattina rinunciò alla spesa.

Si disse che doveva trattarsi di un problema tecnico, uno di quei piccoli guasti che in un palazzo capitano a tutti.

Telefonò all’amministrazione condominiale.

Parlò con educazione, perché non gli era mai piaciuto fare scenate.

Disse il proprio nome, il piano, il numero della tessera e spiegò che l’ascensore non lo lasciava scendere.

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