A Napoli Il Vecchio Che Nessuno Guardava Lasciò Tutto Alla Mensa-tantan - Chainityai

A Napoli Il Vecchio Che Nessuno Guardava Lasciò Tutto Alla Mensa-tantan

A Napoli, il signor Nicola aveva novantuno anni e una casa vecchia che sembrava stringersi addosso a lui come un cappotto d’inverno.

Chi passava davanti al suo portone vedeva soltanto intonaco stanco, persiane scolorite e un campanello quasi senza nome.

Dentro, però, ogni oggetto aveva il peso di una vita intera.

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La moka sul fornello.

Le scarpe lucidate vicino alla porta.

Un mazzo di chiavi consumato dal palmo.

Una fotografia ingiallita appoggiata su un mobile di legno.

Nicola viveva solo da così tanto tempo che il silenzio della casa sembrava aver imparato i suoi passi.

Non aveva figli che salissero le scale la domenica.

Non aveva nipoti che gli portassero medicine o pane.

Non aveva una tavola piena, né una voce giovane che gli dicesse di coprirsi prima di uscire.

Eppure usciva sempre in ordine.

La giacca era vecchia, sì, ma spazzolata.

La camicia era consumata ai polsi, ma pulita.

Le scarpe portavano i segni degli anni, ma non la trascuratezza.

A Napoli, anche nella povertà, Nicola difendeva la propria dignità come si difende una finestra dalla pioggia.

Ogni mattina si fermava al bar per un espresso.

Lo beveva in piedi, piano, con due dita attorno alla tazzina.

Il barista a volte gli chiedeva se volesse anche un cornetto.

Nicola sorrideva e scuoteva la testa.

“Basta il caffè,” diceva.

Lo diceva con leggerezza, ma chi lo ascoltava capiva che dietro quella frase c’era un calcolo.

Un euro risparmiato.

Un giorno in più.

Un bisogno taciuto.

La gente del quartiere lo salutava con rispetto, ma nessuno sapeva davvero cosa ci fosse dietro quel portone.

Qualcuno diceva che Nicola fosse rimasto senza niente.

Qualcuno diceva che la casa gli sarebbe caduta addosso prima o poi.

Qualcuno abbassava la voce quando lo vedeva passare, come si fa davanti a una vecchiaia che mette paura perché assomiglia troppo al futuro.

Nicola non rispondeva mai.

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