A Napoli, La Sedia Alla Finestra Nascondeva Una Bugia Di Famiglia-tantan - Chainityai

A Napoli, La Sedia Alla Finestra Nascondeva Una Bugia Di Famiglia-tantan

A Napoli, nella casa dove Sara era cresciuta, la sedia accanto alla finestra non era mai stata una sedia normale.

Era il posto che nessuno poteva prendere, nemmeno per scherzo, nemmeno quando il tavolo era pieno, nemmeno quando un ospite arrivava all’improvviso e restava in piedi con il cappotto ancora addosso.

Sara aveva otto anni e la trattava come si tratta una persona fragile.

Image

La spostava con entrambe le mani, piano, perché le gambe di legno non graffiassero le piastrelle, poi la girava verso il vicolo e controllava che fosse abbastanza vicina al vetro.

Da lì, diceva, la mamma avrebbe visto subito dove sedersi quando fosse tornata.

La prima volta che lo spiegò a una vicina, lo fece con una serietà che fece calare il silenzio nel pianerottolo.

«Mamma torna da questa strada», disse Sara, indicando il vicolo sotto casa. «Se io mi siedo lì, poi lei pensa che non c’è più posto».

La vicina aveva abbassato gli occhi.

La nonna paterna, invece, aveva sorriso appena.

Non era un sorriso dolce.

Era uno di quei sorrisi che non scaldano nulla, ma chiudono la conversazione.

«Sara è una bambina educata», disse, passandole una mano sulla spalla. «Sa aspettare».

In quella casa, l’attesa era diventata una regola.

La mattina cominciava con il rumore della moka, il profumo del caffè e la nonna che apriva le finestre solo quanto bastava per far entrare aria senza far sembrare la casa trascurata.

Le scarpe dovevano stare dritte vicino alla porta.

Le vecchie fotografie dovevano restare spolverate.

La tovaglia non poteva essere macchiata.

La voce non doveva alzarsi, perché il palazzo ascoltava tutto.

Sara aveva imparato molto presto che certe cose si potevano chiedere solo a bassa voce.

Poteva chiedere altro pane.

Poteva chiedere una matita nuova.

Poteva chiedere se poteva scendere cinque minuti in cortile.

Ma quando chiedeva di sua madre, l’aria cambiava.

La nonna si irrigidiva.

Il cucchiaino smetteva di battere contro la tazzina.

Il rumore del vicolo sembrava allontanarsi, come se perfino Napoli trattenesse il respiro dietro i vetri.

«Tua madre aveva le sue idee», diceva la nonna.

Sara non capiva cosa volesse dire.

«Tua madre non sapeva stare in una famiglia», aggiungeva un altro giorno.

E Sara, che una famiglia la immaginava come un tavolo con tutte le sedie occupate, guardava quella sedia vuota e pensava che forse sua madre doveva imparare la strada del ritorno.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *