A Napoli, Un Diario Svelò Il Gioco Che Stava Cancellando Diego-tantan - Chainityai

A Napoli, Un Diario Svelò Il Gioco Che Stava Cancellando Diego-tantan

A sette anni, Diego conosceva la casa di suo padre meglio di chiunque altro, non perché fosse curioso, ma perché aveva dovuto studiarla come si studia una strada piena di buche.

Sapeva quale mattonella del corridoio scricchiolava dopo cena.

Sapeva che la maniglia della cucina faceva un piccolo clic se veniva abbassata troppo in fretta.

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Sapeva che una tazzina da espresso, se appoggiata senza attenzione, poteva diventare una campana in mezzo al silenzio.

Sapeva persino quanto poteva respirare forte prima che qualcuno si voltasse a guardarlo male.

In quella casa di Napoli, il mattino cominciava con il rumore della moka e con una luce chiara che cadeva sul tavolo, sulle briciole, sui piatti messi ad asciugare, sulle chiavi nella ciotola vicino all’ingresso.

Fuori, la città faceva la sua vita, con i passi sul marciapiede, il bar che alzava la serranda, il forno che profumava di pane e le persone che si salutavano come se ogni giorno avesse ancora una possibilità di essere buono.

Dentro, Diego imparava a diventare sempre più piccolo.

Non lo aveva deciso tutto insieme.

All’inizio, come fanno i bambini, aveva provato a essere normale.

Aveva corso in corridoio con i calzini.

Aveva chiesto un altro pezzo di pane.

Aveva raccontato qualcosa che aveva visto dalla finestra.

Aveva riso quando gli era sembrato che ridere fosse permesso.

Poi aveva capito che in quella casa certe cose per gli altri erano gesti, mentre per lui diventavano colpe.

Se correva, faceva confusione.

Se chiedeva pane, era ingordo.

Se raccontava, interrompeva.

Se rideva, voleva attirare l’attenzione.

I suoi fratellastri non avevano bisogno di alzare sempre la voce per farglielo capire.

A volte bastava uno sguardo.

A volte bastava spostare una sedia per lasciargli meno posto.

A volte bastava parlare di lui come se fosse un oggetto lasciato nel punto sbagliato della stanza.

Il padre non vedeva quelle cose.

O forse le vedeva in modo sbagliato, che è quasi peggio.

Quando Diego taceva, lui pensava che fosse educato.

Quando Diego non chiedeva, lui pensava che fosse contento.

Quando Diego mangiava poco, lui pensava che non avesse fame.

Quando Diego si ritirava nella stanza senza fare storie, lui pensava di avere un figlio tranquillo in mezzo a una casa già abbastanza complicata.

«Bravo, Diego», gli diceva spesso.

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