A Padova, Mise Il Prezzo Ai Ricordi Della Madre Ancora Viva-tantan - Chainityai

A Padova, Mise Il Prezzo Ai Ricordi Della Madre Ancora Viva-tantan

A Padova, la signora Emilia non aveva mai accettato di vendere la sua casa.

Non lo aveva promesso a suo figlio.

Non lo aveva firmato su un foglio.

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Non lo aveva detto nemmeno in uno di quei momenti stanchi in cui una madre, per non discutere, lascia cadere una frase a metà.

La casa era ancora la sua casa.

Ogni mattina, Emilia si alzava prima che il rumore della strada diventasse pieno, preparava la moka, sistemava due tazzine anche se da anni ne usava una sola, e poi rimetteva la seconda al suo posto senza fare rumore.

Era un gesto inutile, forse.

Ma per lei gli oggetti non erano mai davvero inutili.

Una tazzina poteva essere una presenza.

Una chiave poteva essere una promessa.

Una poltrona poteva contenere più vita di una stanza intera.

Suo marito, quando era vivo, si sedeva sempre vicino alla finestra del soggiorno.

Non era una poltrona elegante, non più.

Il bracciolo era consumato nel punto in cui lui appoggiava la mano, il cuscino aveva perso la forma perfetta, e la stoffa portava quella stanchezza morbida delle cose amate troppo a lungo.

Emilia non la faceva toccare a nessuno.

Quando arrivava qualcuno, diceva soltanto: «Quella lasciatela stare.»

Non lo diceva con durezza.

Lo diceva come si protegge una fotografia dal sole.

Suo figlio, invece, negli ultimi mesi aveva iniziato a guardare quella casa con occhi diversi.

Non vedeva più i pranzi lunghi della domenica, il pane comprato al forno, i cappotti appesi all’ingresso, le scarpe lucide di suo padre sotto la sedia.

Vedeva metri quadrati.

Vedeva stanze troppo grandi.

Vedeva mobili vecchi.

Vedeva una possibilità.

All’inizio aveva parlato piano.

«Mamma, dovresti pensarci.»

Poi aveva insistito.

«Una casa così è troppo per te.»

Poi aveva cominciato a usare il plurale, quel plurale che a Emilia faceva male perché sembrava gentile ma le toglieva qualcosa.

«Dobbiamo organizzarci.»

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