A Palermo, Il Respiratore Del Padre Si Spense Nel Silenzio-tantan - Chainityai

A Palermo, Il Respiratore Del Padre Si Spense Nel Silenzio-tantan

A Palermo, quella notte, la casa non dormiva davvero.

Sembrava solo immobile.

La moka era rimasta sul fornello, ormai fredda, con quell’odore amaro che resta nelle cucine quando nessuno ha il coraggio di lavare via la sera.

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Nel corridoio, la luce era spenta.

Nella stanza in fondo, Signor Leone, 84 anni, respirava grazie a un macchinario che non prometteva miracoli, ma gli concedeva ordine, ritmo, aria.

Quel suono, per chi non lo amava, era rumore.

Per sua figlia, era vita.

Il respiratore faceva un ronzio costante, basso, quasi ostinato.

Ogni soffio meccanico riempiva la stanza come una mano appoggiata sulla schiena di un vecchio padre.

Signor Leone aveva passato la giornata in silenzio, più stanco del solito.

Aveva guardato sua figlia sistemargli il cuscino, piegare il lenzuolo, controllare due volte la presa e il tubo, poi fingere che non avesse paura.

Lei faceva sempre così.

Gli sorrideva prima di uscire dalla stanza.

Poi, nel corridoio, lasciava cadere il sorriso.

In quella casa si era sempre fatta attenzione alla dignità.

Anche quando mancavano le forze, anche quando la malattia aveva portato sedie, cavi, medicinali e fogli di assistenza dentro stanze che un tempo profumavano solo di pranzo domenicale e caffè appena fatto.

Le vecchie foto di famiglia erano ancora appese alle pareti.

Signor Leone giovane, con una camicia stirata.

Sua figlia bambina, seduta sulle sue ginocchia.

Un tavolo lungo, parenti stretti, bicchieri pieni, qualcuno che diceva “Buon appetito” prima che tutti cominciassero a parlare insieme.

Ora quel tavolo era coperto di buste, ricette, ricevute, appunti scritti in fretta e numeri da chiamare in caso di emergenza.

La vita, a volte, non esplode.

Si riempie di carte.

Quella sera, il genero era entrato nella stanza una sola volta.

Non per chiedere come stesse l’anziano.

Non per sistemare una coperta.

Solo per guardare il macchinario con fastidio.

Aveva fatto una smorfia appena percettibile, come se quel suono gli togliesse qualcosa che gli spettava.

“Fa sempre così?” aveva chiesto.

La moglie lo aveva guardato senza capire.

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