A Roma, Leo Sentì Vernice Fresca Nella Camera Della Madre-tantan - Chainityai

A Roma, Leo Sentì Vernice Fresca Nella Camera Della Madre-tantan

Leo aveva 9 anni e conosceva gli odori della sua casa meglio di quanto gli adulti immaginassero.

Sapeva quando la moka era rimasta troppo a lungo sul fuoco.

Sapeva quando sua madre aveva steso le lenzuola pulite, perché il corridoio prendeva un profumo leggero di sapone e sole.

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Sapeva quando suo padre aveva lucidato le scarpe, perché nell’ingresso rimaneva un odore secco, ordinato, quasi duro.

Quella mattina, però, la casa odorava di silenzio.

Sua madre non era in cucina.

La sua tazza era vicino al lavandino, con una macchiolina scura sul bordo, come se avesse bevuto in fretta e poi fosse stata chiamata da qualcuno.

La sciarpa che portava sempre per paura di un colpo d’aria non era appesa all’attaccapanni.

Ma nemmeno il suo cappotto era sparito.

Leo rimase seduto al tavolo, i piedi che non toccavano bene il pavimento, mentre fuori Roma cominciava a fare il suo rumore di ogni giorno.

Una serranda si alzava.

Qualcuno rideva sotto il balcone.

Dal bar arrivava il tintinnio delle tazzine, quel suono breve che sua madre chiamava “il buongiorno del palazzo”.

Suo padre entrò in cucina con una camicia stirata e le scarpe già lucidate.

Sembrava pronto per uscire.

Sembrava troppo pronto.

Posò il telefono sul tavolo con lo schermo verso il basso e guardò Leo come si guarda un compito fastidioso, non un figlio.

“Devo dirti una cosa,” disse.

Leo non rispose.

Il cucchiaino della moka era ancora accanto allo zucchero.

Sua madre lo lasciava sempre lì, anche quando suo padre diceva che il piano della cucina doveva restare pulito.

“Lei se n’è andata.”

La frase cadde senza preparazione.

Non aveva il rumore di una porta chiusa.

Aveva il rumore di una cosa già decisa.

Leo fissò la tazza.

“Mamma?” chiese, anche se sapeva benissimo di chi stavano parlando.

Suo padre strinse la mascella.

“Sì. Tua madre.”

Il bambino guardò verso il corridoio.

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