A Roma, Lucia Dormiva Nella Lavanderia: Poi Scelsero La Macchina 4-tantan - Chainityai

A Roma, Lucia Dormiva Nella Lavanderia: Poi Scelsero La Macchina 4-tantan

A Roma, Lucia aveva sei anni e aveva imparato a dormire senza fare rumore.

Non perché qualcuno glielo avesse insegnato con dolcezza, ma perché la vita, quando vuole essere crudele, insegna ai bambini le cose più difficili prima ancora che sappiano nominarle.

La lavanderia automatica era piccola, con le pareti chiare, le panche dure e il ronzio continuo delle macchine che lavavano vestiti di famiglie sconosciute.

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Di sera, quando la strada si svuotava e il freddo entrava sotto le giacche, quel posto sembrava quasi un rifugio.

Non bello.

Non giusto.

Solo più caldo del marciapiede.

Lucia arrivava spesso con sua madre poco dopo l’ora di cena, quando dalle finestre dei palazzi usciva odore di sugo, di pane riscaldato, di moka dimenticata sul fornello.

Sua madre entrava guardandosi alle spalle, come una donna che non voleva essere vista e allo stesso tempo sperava disperatamente che qualcuno la vedesse.

“Stai qui,” diceva alla bambina, abbassandosi appena.

Lucia annuiva.

“Qui è più caldo che per strada. Non dare fastidio a nessuno.”

Era una frase detta con stanchezza, non con cattiveria, ma faceva male lo stesso.

Perché nessun bambino dovrebbe sentirsi dire che il suo compito è non disturbare mentre il mondo degli adulti gli crolla addosso.

Lucia non chiedeva dove andasse sua madre.

Non chiedeva quanto tempo sarebbe rimasta via.

Non chiedeva perché quell’uomo la chiamasse di continuo, perché lei cambiasse voce quando rispondeva, perché le sue mani tremassero ogni volta che il telefono vibrava.

I bambini poveri imparano presto che certe domande costano troppo.

Così Lucia entrava, sceglieva la panca accanto alla macchina numero 4 e si sistemava lì.

Sempre lì.

Aveva una maglietta bagnata che teneva piegata sotto la testa, come se fosse un cuscino.

A volte era fredda.

A volte odorava di detersivo e pioggia.

A volte lasciava un alone umido sulla panca, e Lucia la spostava in fretta con un gesto colpevole, come se anche quello fosse un disturbo.

Il proprietario della lavanderia l’aveva notata la prima volta senza capire davvero.

Una bambina seduta da sola, pensò.

Poi vide la madre tornare, prenderla per mano e uscire di corsa.

La seconda volta gli parve strano.

La terza, impossibile da ignorare.

Lucia non giocava.

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