A Roma, Nonna Flavia Raccoglieva Sapone E Restituiva Dignità-tantan - Chainityai

A Roma, Nonna Flavia Raccoglieva Sapone E Restituiva Dignità-tantan

A Roma, Nonna Flavia aveva 76 anni e una schiena che non le perdonava più niente.

Ogni mattina si alzava prima che la città diventasse rumorosa, quando nelle cucine si accendevano le prime moka e nei bar il profumo dell’espresso cominciava a uscire dalle porte socchiuse.

Non aveva grandi discorsi da fare sulla vita.

Image

Aveva un turno da rispettare, una borsa da preparare, un foulard da sistemare con cura e un piccolo dolore alla base della schiena che la seguiva come un parente testardo.

Lavorava part-time come addetta alle camere in un piccolo hotel di Roma.

Non era un lavoro leggero, soprattutto per una donna della sua età.

I letti da rifare sembravano più bassi ogni anno, i materassi più pesanti, i bagni più stretti, i cestini sempre pieni di cose che raccontavano il passaggio veloce di persone che arrivavano, dormivano, ripartivano e lasciavano dietro di sé oggetti quasi intatti.

Tra quegli oggetti, Flavia notava sempre il sapone.

Mezze saponette bianche appoggiate sul bordo del lavandino.

Piccoli pezzi profumati rimasti vicino alla doccia.

Saponi usati una volta e poi dimenticati come se non avessero più diritto a una seconda utilità.

A molti sarebbero sembrati rifiuti.

A lei sembravano possibilità.

All’inizio li raccoglieva quasi di nascosto, senza voler attirare l’attenzione.

Apriva un fazzoletto di carta, prendeva il pezzo di sapone con due dita, lo avvolgeva bene e lo metteva in una busta di stoffa nascosta sotto gli asciugamani puliti del carrello.

Poi continuava il giro delle camere come se nulla fosse.

Camera 118, un sapone quasi intero.

Camera 204, due frammenti.

Camera 306, una saponetta profumata agli agrumi, lasciata ancora nella confezione aperta.

Nonna Flavia segnava tutto su un quaderno piccolo, con la copertina consumata agli angoli.

Non perché dovesse rendere conto a qualcuno.

Perché per lei anche ciò che veniva salvato meritava ordine.

Sul foglio presenze, invece, comparivano soltanto le ore.

Entrata, uscita, firma.

Nessuno registrava la fatica che restava addosso dopo aver lucidato lavandini, sollevato lenzuola, svuotato cestini, sistemato asciugamani e sorriso a chi attraversava il corridoio senza guardarla davvero.

La paga era bassa.

Il lavoro bastava appena a tenere insieme le spese, e certe giornate finivano con un piatto di pasta fredda mangiato nello stanzino dietro la lavanderia.

Non una cena, non davvero.

Solo qualcosa da mandare giù seduta su una sedia pieghevole, con la schiena curva e le mani ancora screpolate dall’acqua calda.

Eppure, quando il turno finiva, Flavia non buttava via quei pezzi di sapone.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *