A Roma Spinse Il Padre Dal Divano, Poi Vide Il Contratto-tantan - Chainityai

A Roma Spinse Il Padre Dal Divano, Poi Vide Il Contratto-tantan

A Roma, il pomeriggio entrava nel salotto con una luce stanca, tagliata dalle persiane e posata sui mobili come una mano prudente.

Il signor Marcello aveva 84 anni e sedeva sul vecchio divano marrone, quello che nessuno in casa considerava più bello, ma che per lui conteneva quasi tutta la sua vita.

Sul tavolino davanti a lui c’erano una tazzina di espresso rimasta a metà, una busta di fotografie e la moka ormai fredda in cucina, dimenticata sul fornello come succede quando i pensieri diventano più pesanti delle abitudini.

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Marcello non fumava più da tempo, ma la casa conservava ancora odori vecchi, caffè, legno, stoffa, giornali, ricordi.

Teneva tra le dita una fotografia di sua moglie.

Lei sorrideva davanti alla finestra, con un foulard chiaro sulle spalle e quell’espressione che Marcello ricordava bene, metà tenerezza e metà rimprovero.

Era una foto semplice, senza posa, senza festa, senza parenti attorno.

Eppure lui la guardava come si guarda un documento sacro, perché alcune prove d’amore non hanno timbri, ma restano più vere di qualunque carta.

Il divano sotto di lui scricchiolò appena quando cambiò posizione.

Era sempre stato così.

Sua moglie diceva che quel rumore sembrava una vecchia persona che tossisce prima di parlare.

Marcello sorrideva ogni volta che lo sentiva, anche adesso, anche da solo.

Quel salotto non era grande.

C’era un mobile di legno scuro, una cornice con una foto di famiglia, una sedia con sopra una sciarpa piegata, un mazzo di chiavi vicino all’ingresso e un tappeto un po’ consumato nel punto dove passavano tutti.

Non era una casa da rivista.

Era una casa abitata.

E Marcello, finché aveva avuto sua moglie accanto, non aveva mai pensato che una casa potesse diventare un campo di battaglia.

Poi era arrivato il silenzio.

Poi erano arrivate le frasi dette a mezza voce.

Poi erano arrivati i consigli del figlio, sempre più simili a ordini.

“Papà, non lasciare le cose in giro.”

“Papà, non sederti lì quando viene gente.”

“Papà, quella giacca non metterla, è vecchia.”

“Papà, cerca di non parlare troppo.”

All’inizio Marcello aveva pensato fosse impazienza.

I figli, a volte, dimenticano che i padri non sono mobili da spostare.

Poi aveva capito che non si trattava più di impazienza.

Si trattava di vergogna.

Suo figlio si vergognava di lui.

Non lo diceva mai apertamente davanti agli altri, perché teneva molto alla Bella Figura.

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