A Roma, Un Anziano Scambiò Bottiglie Per Il Latte Di Un Neonato-tantan - Chainityai

A Roma, Un Anziano Scambiò Bottiglie Per Il Latte Di Un Neonato-tantan

A Roma, il signor Cesare aveva imparato a riconoscere la città non dai monumenti, ma dai suoni che gli altri ignoravano.

Il fruscio dei sacchetti pieni di plastica.

Il tintinnio di una bottiglia che rotola sotto una panchina.

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Il rumore secco di una lattina schiacciata dal piede di qualcuno che non si volta nemmeno.

Aveva ottantuno anni, un carrellino vecchio e due mani gonfie per il dolore alle articolazioni.

Ogni mattina usciva prima che la strada diventasse troppo piena, perché muoversi tra la folla gli costava fatica e perché la povertà, quando è vista da troppi occhi, pesa il doppio.

Portava una giacca consumata, ma sempre chiusa bene.

La sciarpa era leggera, annodata con cura, anche quando il freddo non era abbastanza forte da giustificarla.

Le scarpe erano vecchie, ma lucidate alla meglio.

Non per vanità.

Per restare una persona intera anche quando la vita provava a ridurlo a un uomo che spingeva un carrello.

Cesare raccoglieva bottiglie di plastica dalla mattina alla sera.

Le cercava vicino ai cestini, ai tavolini fuori dai bar, agli angoli dove la gente appoggiava ciò che non voleva più portare con sé.

A volte trovava un sacchetto intero.

A volte camminava per ore e tornava con così poco che il rumore nel carrellino sembrava quasi una presa in giro.

Il suo obiettivo non era grande.

Voleva comprare le medicine per il dolore.

Quelle compresse che gli permettevano di salire le scale senza fermarsi a ogni gradino.

Quella pomata che gli faceva chiudere gli occhi per qualche minuto, la sera, senza sentire ogni osso come una porta arrugginita.

Ma il denaro era sempre quasi abbastanza.

Quasi per una scatola.

Quasi per una settimana.

Quasi per non scegliere.

Il “quasi” era diventato la misura della sua vita.

Entrava in farmacia con il cappello tra le mani e diceva “Permesso” come se stesse entrando in casa di qualcuno.

Si metteva in fila.

Aspettava.

Contava le monete sul banco con lentezza, perché le dita non gli obbedivano più come un tempo.

La farmacista lo conosceva.

Non gli faceva domande inutili.

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